Broni, bufera sulle nomine
Devo rispondere dopo l'intervista al primo cittadino di Broni apparsa sulla Provincia pavese qualche giorno fa, con la quale contestava il mio atteggiamento e quello di tutta l'opposizione in consiglio comunale. Il sindaco Paroni farebbe bene a non salire in cattedra per dirci come dobbiamo comportarci nei riguardi dell'attuale maggioranza.
Non è certamente colpa nostra se l'attuale amministrazione sta varando, anche se in piena legittimità, ma con un notevole aggravio per le casse comunali come dimostreremo nei prossimi giorni, nomine che rispondono ad una mera logica di spartizione e di pagamento di vere e proprie cambiali elettorali. E di cambiali il nostro sindaco se ne intende, essendo un ex bancario, ma qualcuna di queste andrà, purtroppo per lui, in protesto.
Nel rispondere alle mie perplessità manifestate nell'ultimo consiglio e sulla stampa, il sindaco Paroni non ha trovato di meglio che confondere l'«Istituzione» e le relative nomine con la «Farmabroni». Nell'«Istituzione» la passata amministrazione aveva nominato dipendenti del Comune a costo zero. Le mie perplessità non erano, quindi, sulla professionalità dei nominati, ma sull'opportunità di queste nomine che avranno un costo per la cittadinanza e sull'ineleggibilità di uno di essi in quanto parente di uno dei consiglieri comunali.
Per quanto riguarda la «Farmabroni», la precedente amministrazione aveva trasformato la Farmacia comunale in questa nuova società nominando il sindaco come presidente e due assessori come consiglieri a garanzia che venisse perseguito l'interesse del Comune come azionista di maggioranza. Se questi assessori e il sindaco, nominati amministratori, potevano amministrare la città di Broni, perché non avrebbero potuto amministrare la «Farmabroni?».
Come poi «una consulente del lavoro», «una insegnante di lingue» e una «fisioterapista» hanno amministrato la Farmabroni, lo si può vedere leggendo i bilanci della stessa, dove si è passati da un fatturato di circa un milione e mezzo di euro, prima che si costituisse la società, ai circa due milioni e mezzo di euro di oggi, percependo gli amministratori lo stratosferico compenso in gettoni di presenza ai consigli di amministrazione di circa cento euro annui.
Questa è la dimostrazione, caro Paroni, che si possono amministrare realtà come la «Farmabroni» senza essere ragionieri dello Stato, ma utilizzando il buon senso e soprattutto l'onestà.
Ricordo poi al sindaco, a conforto di quello che ho appena sostenuto, che il sen. Carlo Azelio Ciampi, al quale chiedo sommessamente scusa per essere tirato in ballo, oltre ad essere stato presidente della Repubblica, è stato anche presidente della Banca d'Italia e ministro del Tesoro, pur essendo in possesso di una «sola» laurea in filosofia.
Ma questa polemica su chi amministrava la «Farmabroni», secondo me, viene portata avanti da Paroni per giustificare sicuramente il pagamento di qualche altra cambiale. Ci auguriamo che quest'ultima cambiale per «decoro», perché c'è un limite a tutto, anche alla decenza, vada a finire all'ufficio protesti.
Il sindaco mi accusa di gettare fumo negli occhi per quanto riguarda i quesiti che gli ho posto nell'ultimo consiglio sulla scuola... A me sembra invece che è lui a fare molto fumo e a non essere informato su cosa siano in realtà il piano per il diritto allo studio e il sondaggio effettuato a maggio scorso presso le scuole medie di Broni e i Comuni vicini, visto che alla fine dell'ultimo consiglio si è fatto da me ripetere l'oggetto dei miei quesiti prendendo addirittura appunti.
Se a giugno, come ha sostenuto il sindaco sulla stampa, era già stato tutto deliberato, perchè l'unica delibera che riguarda la scuola è quella per il finanziamento del progetto continuità estiva e di altre delibere che riguardano la scuola, come invece ha dichiarato Paroni, non c'è traccia sino alla data dell'ultimo consiglio dell'altro giorno? E' un mistero.
Patrizia Bancherconsigliere comunale di An Broni