La bimba e la rapina: trauma da vincere
BRONI. Il mondo può essere violento anche a televisore spento. Lo ha imparato, con qualche lacrima, la bimba di otto anni che, l'altra mattina, ha assistito con la mamma alla rapina messa a segno da due banditi alla filiale della Banca di Roma. Tre-quattro minuti di terrore condiviso con gli adulti. Ma come li ha vissuti lei dall'alto della sua innocenza? Cosa dirle adesso in tema di favole buie? Come spiegare più in generale ai piccoli che esiste il lato oscuro della vita? La parola a un'esperta, la dottoressa Laura Massone, psicologa e psico terapeuta vogherese.
«Inutile nasconderlo: per una bambina di 8-10 anni l'assistere a una rapina, come è accaduto a Broni, è di certo da annoverare tra gli eventi traumatici e come tale va considerato. La reazione psicologica naturalmente cambia da soggetto a soggetto e per questo non si può generalizzare: ma ci sono comunque degli elementi di valutazione su come il trauma è stato assorbito e su cosa si debba dire in casi come questo».
L'incubo può ritornare ad occhi chiusi. «Di certo il sonno è un elemento importante di giudizio - spiega la psicologa - un sonno agitato può essere il segnale che il bambino è sottoposto a una fase di turbamento interiore». Che dire, che fare? «Non negare che il fatto sia avvenuto - è la risposta immediata della psicologa - non nascondere la verità. Non serve. Piuttosto addolcirne la portata, attenuarne il valore drammatico. Il tempo poi gioca a favore dei genitori e degli educatori: il tempo lenisce, affievolisce la violenza del ricordo. Un consiglio va dato: è opportuno che si evitino al minore di assistere in tv a spettacoli di violenza. La riproposizione di una rapina in un telefilm potrebbe riaccendere l'emozione subita. Ma l'evitare scene particolarmente violente credo che sia buona cosa per ogni bambino». Non si scappa, insomma, dall'incubo, si cerca di guardarlo con adeguati strumenti conoscitivi: «Fra qualche tempo la piccola dovrebbe essere riportata in banca - continua la psicologa vogherese - Non si può farle nascere la fobia per le banche. Si deve dimostrarle che normalmente la banca non è il posto dove avvengono rapine. Non è affatto un posto pericoloso per sua natura». La realtà di fatto può mostrare i suoi due volti di sempre: uno positiva, l'altro minaccioso e negativo.
Una potenziale dicotomia che non può essere negata ai più piccoli. «Senza spaventarli - insiste Laura Massone - Anzi si devono sviluppare momenti di gioia. Bisogna incentivare esperienze positive, senza per questo nascondere che può esistere un modo diverso e violento di vivere la realtà che ci circonda. Non si devono bombardare i più piccoli con immagini e concetti violenti. Un esempio? I bambini si rendono conto di come la natura possa essere seriamente minacciata dall'inquinamento e come questo sia un fattore negativo per la nostra esistenza. Ma lo comprenderanno in modo positivo se si mostrerà loro quanto sia, invece, importante rispettare l'ambiente, osservarlo, viverlo in modo sereno».
Si parte da una rapina, da una bambina che vede per la prima volta una pistola puntata contro un altro essere umano. Si parte da una bambina che scoppia in lacrime: una reazione forte, un'emozione genuina. Forse già questo il primo istintivo moto di ribellione di fronte alla scoperta che intorno a te non sono solo sorrisi. Ma che il sorriso dei piccoli, comunque, non si spenga: lo dice l'esperta e il messaggio va al di là delle generazioni. La vita, ci ha già insegnato Benigni, può essere comunque bella.