Mastella, Casini e il sogno della «Grande Coalizione»
ROMA.Il missile sganciato a Telese è esploso ieri con fragore a Roma. «Casini sta giocando una partita tutta sua: vuole creare problemi a Berlusconi», aveva buttato li Clemente Mastella, come se niente fosse, chiacchierando con qualche giornalista alla festa dell'Udeur. Non solo. «Mi telefona ogni giorno - aveva aggiunto il ministro della Giustizia - per dirmi: perché non rompi con l'Unione, cosi si và alla grande coalizione...».
E arriva il bello. Mastella aggiunge di non fidarsi più di Casini perché gli avrebbe già tirato «un brutto scherzo». Rivela infatti che lui e il leader dell'Udc avevano fatto il patto di presentarsi insieme alle elezioni se fosse stata approvata la legge elettorale proporzionale. Poi però una mattina Casini telefonò per dirgli di averci ripensato: «Scusami, non se ne fa niente, voglio fare il successore di Berlusconi».
Ieri mattina, letti i giornali, a stento si contiene la voglia di menar le mani dentro Forza Italia. «Sono convinto che non tarderà ad arrivare una smentita», dice quasi come un ammonimento Angelo Sanza. «Se questo non avvenisse - aggiunge poi - è chiaro che si aprirebbe un interessante confronto nel centrodestra». Un altro deputato forzista, Osvaldo Napoli, va giù più pesante.
Ora si spiega, sostiene infatti, il «mancato impegno in campagna elettorale» di Casini. E conclude: «L'ingratitudine, cari Mastella e Casini, manifesta e ripetuta nel tempo, è qualcosa che misura la piccolezza degli uomini e su di essa non si costruisce nessuna leadership».
Passano le ore, ma la smentita di Casini non arriva. Anzi arriva la conferma di Mastella. Tanto che in molti cominciano a chiedersi come mai il ministro abbia deciso di mettere in piazza retroscena cosi piccanti. Invece di attaccarlo dovrebbero ringraziare Casini, sostiene Mastella, perché «è stato leale con la Cdl». Conferma però che il leader dell'Udc punta alla leadership del centrodestra, anche se aggiunge di non credere che ci riuscirà. «Berlusconi non concederà facilmente la sua eredità».(a.p.)