Viaggio nello scheletro dell'ex caserma

VOGHERA. I cavalli non ci sono più da almeno mezzo secolo, ma lo sterco copre ancora i pavimenti. Non è quello di 50 anni fa, e non è di cavallo. Il viaggio tra i ruderi dell'ex caserma di cavalleria, il monumento simbolo di Voghera, inizia con la zaffata acre che ti assale quando scavalchi la recinzione che divide il posteggio dove i vogheresi lasciano l'auto per andare al mercato e ti addentri fra le volte che la storia e la città hanno dimenticato. Benvenuti nell'ex caserma che nessuno ha mai visto: quella in cui si trovano pezzi di Voghera che sembravano persi per sempre.
La recinzione c'è, per carità. E anche una lunga teoria di teli che pietosamente nascondono lo sfacelo sotto le volte di quella che è stata la più grande caserma di cavalleria d'Italia. Ma basta attraversare il varco aperto da chissà chi nel corso degli anni per entrare in un mondo parallelo: una gigantesca latrina sotto le volte ancora decorate con affreschi dedicati ai valori della patria e dell'esercito. Coperti, nella gran parte dei casi, da graffiti molto meno pattriottici. E poi siringhe, a decine, tra piatti di carta che raccontano picnic notturni e un po' clandestini, e pezzi della storia di Voghera accatastati chissà quando e chissà da chi in attesa di essere recuperati.
Chissà quando, ammesso che qualcuno si ricordi dove erano stati messi. Per riportare alla luce lo stemma di Voghera fuso nella ghisa degli antichi lampioni a gas che probabilmente nessuno sapeva più dove fossero andati a finire bisogna lavorare di suole e tacchi per cinque minuti prima di grattar via le incrostazioni di grasso e polvere. Poi l'aquila dello stemma di Voghera torna ad affacciarsi e sembra guardare gli affreschi (un po' militareschi) che decoravano le volte della caserma: dove i muri hanno ceduto si affacciano i rampicanti che nascondono una borsetta e un marsupio svuotati chissà quando e gettati in un angolo. E chissà se a portarli li e a guardarci dentro sono stati gli stessi che hanno lasciato piatti di carta e bottiglie dopo uno spuntino organizzato a 30 metri in linea d'aria da via Gramsci. Perlomeno, loro, non hanno rotto le bottiglie lanciandole contro i muri: chi li ha preceduti lo ha fatto e per raggiungere gli antichi lavatoi dei cavallaggeri le suole scricchiolano su un tappeto di vetri infranti. Vetri e siringhe: chi ha detto che ormai l'eroina è scomparsa dal mercato della droga? Gli accessi ai piani superiori, quelle che sono state le camerate dei Cavalleggeri di Montebello, sono quasi tutti murati: sulle porte ci sono ancora le scritte a biacca dei 'magazzini culturali" del Comune, ma salire sui ballatoi al primo piano è quasi impossibile. Quasi. Le cucine a gas, comunque, sono rimaste al piano terra: la ruggine ha cominciato a intaccarle, ma non abbastanza da escludere un trasporto recente sotto le volte della caserma. Tornare indietro è un po' come ritrovare un mondo amico: scavalcare la recinzione (peraltro già divelta) tra la parte abbandonata dell'ex caserma e quella già restaurata è come fare un salto nel tempo. Da una parte immondizia, calcinacci e squarci nei muri, dall'alra l'atmosfera ovattata dei musei e della biblioteca. Cacca e siringhe da una parte, legno chiaro e libri ben catalogati dall'altra. Anche volendo, non si riesce a cacciare indietro una domanda: quanto costerà togliere i quintali di cacca accumulati negli anni per trasformare le vecchie camerate abbandonate in qualcosa di simile al polo culturale che si affaccia du via Gramsci? Gli addetti ai lavori spiegano che con mille euro al metro quadrato si può concludere un restauro con finiture di pregio. L'ex caserma si estende su 45mila metri quadrati: circa 15mila sono già stati sistemati per ospitare biblioteca e musei. ne restano 30mila, su due piani. Il conto, di quelli fatti a spanne, non resta al di sotto del 5 milioni di euro. Dieci miliardi di vecchie lire che senza il soccorso dei privati il Comune di Voghera difficilmente riuscirà a trovare.