Tutti d'accordo: «Il Comune faccia qualcosa»
PAVIA. Nonostante la diffusione, per niente contenuta, ai graffiti non ci si abitua mai. E Pavia ne sa qualcosa. Pochi giorni fa era stata la volta del palazzo San Tommaso: ristrutturato in mesi di lavoro e in un attimo rovinato con una bomboletta spray. Un sola scritta, neppure un messaggio, semplicemente un nome, «Sconvolts». Come segnare il territorio. Una questione quasi psicanalitica, ma che - per chi abita a Pavia - purtroppo non si ferma qui. Ossia in centro storico. Riguarda, infatti, tutti i muri della città, senza nessun privilegiato che possa ritenersi al sicuro dai «writers» nostrani. Del resto, in Comune il problema è noto. Durante i giorni del «Festival dei saperi», e in particolare durante la notte bianca di sabato 9 settembre, varrà infatti lanciata una campagna di sensibilizzazione contro i vandali che sporcano muri e monumenti pavesi. E l'inizaitiva, non c'è dubbio, non potrà che incontrare il favore dei cittadini. Perché, a giudicare dalle parole, i muri sporchi in città non piacciono a nessuno. Probabilmente solo a chi li sporca. Ma infuria anche la polemica politica. Se il sindaco Piera Capitelli ammette che si è fatto ancora poco, ma giustifica il «poco» con la mancanza di una normativa ad ok, il centrodestra accusa: gli strumenti ci sono, è che non si usano.
Sono sporchi o puliti i muri di Pavia? I cittadini non hanno dubbi: sono sporchi. Sporchissimi. Ma alla maggior parte dei pavesi, questo non sta bene. E nessuno si fa problemi a dirlo, anche usando parole forti.
Davide Cornara, insegnante al liceo artistico Raffaello Sanzio, spiega che «il fenomeno dei graffiti nasce negli Stati Uniti, nel Bronx, allo scopo di dare colore a un ambiente altrimenti grigio e monotono. A Pavia, invece, il fenomeno è stato solo importato ed ha un significato diverso. Purtroppo, da noi fa un brutto effetto vedere molti momumenti imbrattati. Per esempio la chiesa di San Michele sporca mi dà grande dispiacere. E credo che per rimediare a questo, l'unico modo sia che il comune lasci degli spazi appositi in cui i giovani possano esprimersi».
Roberto Gramegna, invece, si dice «fortemente contrario all'imbrattamento dei muri. E' un disastro inammissibile. Io prenderei tutti quelli che sporcano e gli farei pulire i muri a loro spese. Forse cosi cambierebbero comportamento». Anche Secondo Giampiero Contardila situazione «murales» è «una schifezza. Io abito in via Ludovico il Moro - dice - e li gli edifici sono tutti sporchi. Se almeno i disegni fossero belli, si potrebbero sopportare, ma cosi fanno proprio schifo. E purtroppo questo non è solo un problema pavese: per la mia esperienza, posso dire che Bologna ha una situazione uguale; mentre Mantova è messa un po' meglio».
Per Laura Tassi, invece, «la condizione di Pavia, rispetto ad altre città, è nella norma; non mi sembra sia più sporca di altre. Putroppo, non sempre i disegni sono belli. Quelli più colorati possono essere gradevoli, ma le scritte inutili non sono ammissibili. Bisognerebbe anzi stabilire delle sanzioni pesanti per chi sporca, soprattutto i luoghi con valenza storica». Secondo Manuela Montini«in città c'è abbastanza sporcizia. E forse i vigili - aggiunge - dovrebbero stare più attenti, e dare più multe a chi sporca, per fargli passare la voglia». Mentre Andrea Spinipensa che «rispetto a Pavia, nelle altre città d'arte, anche nel Sud Italia, i graffiti sono molto meno. Di per sé, i disegni non sono brutti, ma non devono essere espressi sui muri. E comunque, finché si tratta di disegni, se fatti in luoghi in cui è permesso, si possono accettare. Ma le scritte volgari no. Per questo è giusto che il sindaco intervenga in qualche modo». Discorso simile anche per Guerrina Magni: «L'intervento del comune - dichiara - è giusto. Molti muri in città sono sporchi, alcuni fanno proprio schifo. Se ci fossero controlli più attenti, forse si potrebbero migliorare le cose. Del resto, i graffiti non ci sono solo qui. Anche a Milano, per esempio, le scritte sono parecchie».
Cinzia Scotti, al contario, dice che «i graffiti, in generale, a me non danno fastidio, ma non accetto che vengano fatti sui muri. Se un ragazzo vuole esprimersi con i disegni, prenda un foglio o un quaderno e lo faccia li. Perché quando si sporcano i muri degli altri, si dà solo prova di maleducazione». Mattia Pizzochero, da parte sua, nota che «Pavia sembra messa molto male, in quanto a pulizia dei muri. Io penso che dal comune potrebbero anche pagare qualcuno per pulire, visto che ci sono molti disoccupati. Oppure potrebbero far pulire agli stessi che sporcano, cosi risparmierebbero anche i soldi». E Mihaela Postudichiara che «la città è piena di graffiti, e molti sono orribili e inutili. Per risolvere il problema, io metterei delle sanzioni pesanti, soprattutto per chi sporca edifici pubblici». Alba Madamasottolinea poi un altro aspetto: «I muri della città - spiega - sono il biglietto da visita per chi viene qui. Allo stato attuale delle cose, la prima impressione data da Pavia non è certo bella. Il comune per questo dovrebbe intervenire con decisione. Ci vorrebbero volontari che tengano d'occhio, e non credo che si farebbe fatica a trovarli». Attenzione puntata sul San Tommaso, invece, per Giovanna Marsetti: «E' stato un grande dispiacere - racconta - vedere l'edificio appena restaurato e subito imbrattato. Questo atto non ha significati reconditi: è solo un segno di degrado e maleducazione, che qualcuno dovrebbe impedire». E Giancarlo Bergamaschiritiene che «ormai questo problema ha coinvolto tutte le città, non solo Pavia. E' una ventina d'anni che non c'è più pulizia. E la cosa peggiore è che appena qualcuno imbianca o pulisce un muro, subito arrivano a sporcarlo».
Gino Poma, infine, pensa a misure drastiche: «Chi sporca i muri - dice - deve essere messo in galera. A me dà fastidio, molto fastidio, soprattutto quando vengono imbrattati edifici appena ristrutturati. Ma questa gente va punita: multe e lavori socialmente utili. E sempre tanta attenzione da parte delle forze dell'ordine».
Davide Galli