Muore e aspetta il funerale cinque giorni


PAVIA. «Per cinque giorni la salma è rimasta nella camera ardente della casa di riposo. Cinque giorni senza una visita, senza un fiore. E' rimasta li perché non si sapeva chi dovesse pagare i funerali. La solitudine è già una brutta cosa, la burocrazia la peggiora...». E' accaduto realmente, in una casa di riposo della provincia. E a raccontare questa storia sono i parenti di altri anziani ricoverati.
Maria, la chiameremo cosi per tutelarne almeno il ricordo, aveva 77 anni. Viveva sola, perché separata da tempo dal marito, in un locale in affitto a Pavia, città in cui è nata e ha vissuto.
Ma le traversie della vita e vicissitudini varie l'avevano portata a dissipare in fretta il suo patrimonio. La salute poi, nell'ultimo anno, si è fatta sempre più precaria tanto da costringerla a un primo ricovero al policlinico San Matteo, poi alla fondazione Maugeri e infine al centro di riabilitazione di Montescano. Il passo ulteriore è stata la residenza sanitaria, in un piccolo centro della provincia.
Nel frattempo i servizi sociali di Pavia, città di residenza di Maria, avevano affidato la loro assistita a un amministratore di sostegno, Sergio Contrini, attuale presidente dell'Azienda Servizi alla Persona. Domenica 30 luglio il malore improvviso, fatale. Gli anziani, che hanno trascorso con Maria gli ultimi mesi nella casa di riposo, hanno pregato per lei la prima sera. Pensando poi che la salma sarebbe stata trasferita il giorno seguente nella città d'origine, Pavia, per i funerali. Invece è passato un giorno, poi due, tre. Per cinque giorni la salma di Maria è rimasta nella camera ardente della struttura. «E' una vergogna - dicono i parenti di alcuni ricoverati - Ci hanno messo cinque giorni per farle il funerale perché non si sapeva chi lo dovesse pagare».
Nessuno dei parenti più prossimi ha voluto farsi carico del problema. Tanto meno l'ex marito, che ha preso subito le distanze. E cosi è stato interpellato il Comune di Pavia per il cosiddetto 'funerale di povertà". La richiesta è partita lunedi 31 luglio. I funerali si sono svolti venerdi 4 agosto. Cinque giorni per sbrigare la 'pratica".
«Nessuno discute il fatto che il Comune volesse verificare la presenza di parenti disposti a pagare - commentano ancora i familiari di alcuni ricoverati - Ma non si poteva fare subito il funerale e poi pensare alle questioni economiche?». Perplesso anche Sergio Contrini, amministratore di sostegno della donna. «La incontravo regolarmente una volta a settimana nella rsa in cui era ricoverata ormai da qualche mese - spiega - L'ho vista anche due giorni prima della sua scomparsa e avevamo concordato che ci saremmo visti a fine agosto per progettare il futuro: rimanere in casa di riposo o tornare nella sua abitazione di Pavia. Che nessuno dei familiari fosse disposto a pagare era chiaro. Tanto che neppure una parte della quota di retta che spettava alla famiglia è mai stata pagata. E neppure la signora aveva la liquidità sufficiente».
E cosi Maria, dopo cinque giorni, ha trovato sepoltura. Gli anziani che erano ricoverati insieme a lei nella casa di riposo le hanno donato un mazzo di fiori. E' stato deposto sulla cassa, poi deposta nella nuda terra. La tomba non c'è, non ha confini, nè marmi, nè lapidi su cui lasciare un ricordo. Solo un numero permette al custode del camposanto di identificare, sul registro, l'identità delle persone sepolte.

Maria Grazia Piccaluga