"Raccontiamo la nostra Africa"

ROMA. Li avevamo lasciati nel 2002 sul tetto del mondo, in viaggio fra Nepal e Tibet, prima di intraprendere l'avventura da 'velisti". Questa volta si cimentano con le contraddizioni dell'Africa i «Turisti per caso» Syusy Blady e Patrizio Roversi, che tornano domenica alle 21 su Raitre, con 5 puntate della loro nuova avventura. «Il sottotitolo - spiega Roversi - non poteva che essere 'la nostra Africa", sia perchè si tratta di un continente enorme, che offre a ciascuno spunti diversi, sia perchè lo racconteremo a modo nostro».
«Syusy, in particolare, è partita dal Senegal per arrivare nel Mali e poi in Togo seguendo il corso del fiume Niger, spingendosi fino a una puntata in Libia. Io ho fatto due viaggi diversi, in Etiopia e in Sudafrica. Come sempre, ci siamo fatti accompagnare da amici, o forse complici. In Etiopia con me c'era Bunna, il leader degli Africa Unite, massima rappresentanza del reggae: con lui sono andato, tra l'altro, a visitare un centro rasta. In Sudafrica ho raggiunto Irene Grandi, che è molto appassionata di quei luoghi, e ho fatto un'altra parte del viaggio con il geologo Mario Tozzi». Rispetto alle precedenti esperienze da 'turisti", in questa edizione Blady e Roversi hanno cercato di «dare un taglio più da 'diario giornalistico" al viaggio, forse per la pregnanza degli argomenti che avevamo davanti», racconta Patrizio. «In Etiopia, per esempio, mi sono messo sulle tracce della presenza italiana, con un po' di complesso di colpa, e ho scoperto con sorpresa che tutti, nonostante il passato colonialista, ci trattano benissimo laggiù. In Sudafrica Roversi ha colto «la grande tensione ideologica collettiva, frutto dell'importante lavoro politico fatto da Nelson Mandela. Ci sono tanti bianchi che dicono di stare meglio adesso rispetto a quando c'era l'apartheid». Sulla via del ritorno, Patrizio si è fermato negli Emirati Arabi: «Tutti diremmo che Dubai è il futuro e l'Africa è il passato: e invece è il contrario o». Prima tappa per Syusy, il Senegal: «Laggiù ci sono tante imprenditrici donne, vere artefici di tutte le cose che vanno avanti, a dispetto di una società patriarcale che stenta a farsi da parte», racconta la Blady durante una pausa del «folle» lavoro di montaggio. «Anche nei villaggi del Togo ne ho incontrate diverse che ormai stanno prendendo confidenza con la pianificazione delle nascite: cosi possono attuare una vera rivoluzione, mettendo al mondo meno bambini ma con più speranza di crescere e di fare».