«Pozzi e invasi per salvare l'Oltrepo»

VOGHERA. Un acquazzone ogni tanto. Qualche temporale che ha la bontà di scendere dalle colline e scaricarsi anche sulla pianura. Ma nulla di più. Abbastanza per placare il caldo torrido di luglio, inutile per frenare la sete dei campi. Una siccità paragonabile a quella del 2003: danni per milioni di euro alle coltivazioni, prezzi destinati a salire alle stelle. «Tamponare le emergenze non basta più - commentano gli agricoltori - ora si tratta di ripensare la gestione dell'acqua».
La pianura Padana come Israele? Un territorio tradizionalmente ricchissimo d'acqua (le risaie, le marcite...) che deve organizzare infrastrutture contro la siccità proprio come si fa nei Paesi che confinano con il deserto? La strada per conservare il 'modello padano" di agricoltura, a sentire gli agricoltori, passa di qui. Per la realizzazione di un programma nuovo per la gestione delle acque. «Inutile girarci attorno: la situazione metereologica è cambiata - taglia corto il direttore dell'Unione agricoltori Luciano Nieto -. Dobbiamo organizzarci per conservare l'acqua dei periodi di abbondanza in modo da averla a disposizione quando serve». E nel bel mezzo dell'estate 2006 l'acqua serve: la differenza rispetto alla stagione orribile del 2003 sta nel fatto che, allora, la siccità estiva segui un inverno secco. Oggi la siccità estiva è simile, ma arriva dopo un inverno nevoso che ha ristabilito le scorte. «Nonostate tutto, però, la situazione è grave - taglia corto il direttore dell'Unione agricoltori Luciano Nieto -. I danni alle coltivazioni ci sono, sono ingenti ed evidenti. Fare una stima economica, però, in questo momento è difficile: paradossalmente il peggio sta arrivando adesso, con le scorte invernali che stanno cedendo». Riorganizzare il sistema di gestione dell'acqua per l'irrigazione, dunque. Ma come? «Servono infrastrutture - spiega Nieto -. Invasi, una rete di distribuzione sempre più efficiente, pozzi che pescano nelle falde. Le aziende si stanno organizzando, ma serve un piano pubblico di gestione delle acque. Una collaborazione tra le aziende che hanno costruito il modello dell'agricoltura padana e gli enti che governano il territorio». Il rischio, lasciano intendere gli agricoltori, è sprecare l'acqua invernale arrivando senza scorte ad estati sempre più torride. Proprio quello che è successo quest'anno, con i danni maggiori alle colture estive: mais, soia e foraggio sono quelli che hanno sofferto di più. Senza contare l'incremento dei costi per le aziende agricole costrette, per non perdere i raccolti, ad irrigare e quindi a spendere un fiume di denaro in gasolio per estrarre l'acqua dai pozzi. Va meglio, molto meglio, in vigna: le scorte invernali sono bastate (soprattutto alle vigne più vecchie che hanno radici più profonde) e il clima caldo e secco dell'estate promette uve zuccherine e una vendemmia a quattro stelle. Le notti, inoltre, sono molto più fresche di quelle roventi dell'estate 2003: il caldo secco diurno e il fresco ventilato notturno, assicurano gli enologi, promettono bianchi dagli aromi particolarmente intensi.