Ma Peretz insiste per la linea dura
GERUSALEMME.Il consiglio di sicurezza del governo israeliano, qualsiasi cosa succeda, rimane confermato. Stessa ora, stesso posto, per decidere la vasta operazione di terra dentro il cuore del Libano. Per il momento entro il fiume Litani, ma senza escludere ulteriori ampliamenti. Mentre la diplomazia va avanti, dunque, Israele continua a tenere il fiato sul collo di Fouad Siniora. Con qualche segnale importante di apertura, certo.
Il segnale di apertura sta in un solo aggettivo - «interessante» - pronunciato da Ehud Olmert alla presenza del presidente Moshe Katsav, che ieri mattina il premier israeliano era andato a mettere a parte della situazione sul terreno. Interessante: questa la parola secca con cui Olmert ha definito la proposta libanese di schierare il proprio esercito nella fascia sud del paese, al posto di hezbollah ma anche delle forze armate di occupazione israeliane. Interessante, niente di più. Ma l'iniziale simpatia mostrata dal primo ministro ha fatto tirare un sospiro di sollievo in parecchie cancellerie, alle prese con il rovello della risoluzione Onu.
Il resto della politica israeliana, però, non si è molto scaldata per la proposta uscita dal governo libanese assieme ai ministri degli esteri della Lega Araba riuniti lunedi a Beirut. Soprattutto non si è scaldato il ministro della difesa, il laburista Amir Peretz, che in questi giorni continua a recitare la parte di chi segue la linea dura interventista. Una posizione, la sua, di cui Peretz ha di nuovo precisato ieri i punti principali: il cessate-il-fuoco sarà accettato solo a condizione che il Libano del sud sia smilitarizzato, hezbollah disarmato e i due soldati israeliani catturati ritornino a casa.
Nessun cedimento da parte di Peretz, dunque, neanche alla vigilia dell'appuntamento diplomatico più importante di questo conflitto che gli arabi hanno già battezzato come la «sesta guerra». Facendola quindi salire di grado, da scontro tra due paesi alla sesta guerra che oppone israeliani e mondo arabo. A far compagnia a Peretz, assieme ai vertici militari che stanno già oliando la macchina per l'operazione di terra, ci sono uomini di governo di cultura politica distante, come il ministro dell'ambiente Gideon Ezra, di centro-destra, anche lui convinto che Israele non debba abbandonare adesso. Ma che debba «continuare a combattere» perché hezbollah comincia a mostrare segni di cedimento.
Il ministro Ezra dà credito agli analisti che propendono ancora oggi per l'intervento massiccio, nonostante le voci che fanno rilevare come solo l'arma militare non riuscirà a debellare di hezbollah. E che hezbollah si è dimostrata più forte di quanto abbiano previsto intelligence e vertici militari. Ieri, sul nord di Israele, di katyusha ne sono arrivati almeno centocinquanta.