Imprenditore pavese paga il pasto a quindicimila bambini ugandesi
PAVIA. A gennaio l'associazione Italia-Uganda aveva raccontato una storia: quella dei 1500 bambini della scuola di Bbiina che a mezzogiorno venivano mandati in cortile a giocare, per non pensare alla fame. Nessuno, tranne 200 provenienti da famiglia ricca, consumava il pasto.
Chi l'ha letta quasi non ci credeva. E cosi ha contattato l'associazione pavese - una sede in via Bona di Savoia ma un indirizzo internet letto in tutta Italia e anche oltre - per saperne di più. E ha trovato conferma. Da allora non si è dato pace e ha deciso di fare qualcosa. «Al primo appello lanciato da padre John Scalabrini aveva risposto un'associazione scozzese ma i loro soldi sono finiti a Natale - racconta Fabio Salvatore, presidente della onlus -. Ci servivano più di 40mila euro per riorganizzare il servizio di distribuzione dei pasti almeno fino a novembre, quando finisce l'anno scolastico. Un imprenditore pavese ci ha aiutati». Non vuole si faccia il suo nome, ma vorrebbe che altri prendessero l'iniziativa pensando al sociale oltre che al profitto.
I bambini ringraziano col cuore. Non solo con voti in pagella molto più alti. «Da un anno a questa parte nessuna bara bianca ha più funestato la nostra comunità» ha scritto con riconoscenza padre John agli amici pavesi. I piccoli scolari, di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, morivano per malattie banali. Bastava poco a minare il loro fisico debilitato. E' bastato poco, un piatto di polenta e fagioli a mezzogiorno, per far tornare loro il sorriso e la forza.
Altri imprenditori aiutano l'associazione Italia-Uganda con donazioni di materiale e offerte. «Io sono stato in Uganda ad aprile - racconta Salvatore - per verificare l'andamento dei progetti, fare delle riprese per documentare il lavoro svolto, compreso quello alla scuola elementare di Bbiina. E abbiamo girato due spot televisivi che cercheremo di mandare in onda nei prossimi mesi sia sui canali nazionali sia su quelli locali». Gli spot sono stati curati da Tomaso Pessina, giovane e promettente regista milanese che lavora da molti anni con Pupi Avati come direttore di produzione. «Ci ha aiutato moltissimo a realizzare un prodotto professionale di altissima qualità, contenendo allo stesso tempo i costi al minimo - spiega -. Alla fine abbiamo praticamente speso quasi solo il costo dei biglietti aerei per recarci in Uganda e per il trasporto in loco. Tutte le registrazioni sono state realizzate utilizzando attrezzature professionali in prestito e grazie alle prestazioni volontarie di molti operatori del settore».
Padre John Scalabrini, che dirige la missione a Kampala, segue personalmente anche le adozioni a distanza: si occupa oltre che delle pratiche, anche di ascoltare le richieste dei bisognosi e di verificare l'efficacia del sostegno. Con 26 euro al mese si contribuisce alla retta scolastica, al sostentamento alimentare, all'assistenza sanitaria. E la relazione tra chi adotta e chi è adottato avviene tramite l'associazione. Per dare una mano a uno dei tantissimi bambini in difficoltà - in Uganda la popolazione sotto i 15 anni è il 49%, contro il 15% dell'Italia - basta entrare nel sito www.emmausfoundation.org. O telefonare al numero 0382/467742.