«Il premio dei Mondiali va pignorato»

VIGEVANO. Emanuele Riva era un giovanissimo calciatore di Milano, morto a 14 anni sul campo della Pro Vigevano, dopo una partita di recupero, per una cardiopatia che gli provocò un arresto cardio circolatorio. Era il 17 novembre 1999. Il 10 ottobre 2005 il Tribunale di Vigevano ha condannato in primo grado a 4 mesi di carcere, per omicidio colposo (pena sospesa) il medico che gli consenti di proseguire l'attività sportiva. E ha condannato la Federazione italiana gioco calcio (Figc) a pagare 750mila euro di risarcimento alla famiglia. Soldi che però non sono ancora stati versati. E allora, i legali della famiglia Riva, il 1º agosto hanno chiesto il pignoramento di una parte del premio che la ditta Puma ha deciso di dare alla Figc per la vittoria dell'Italia ai Mondiali.
Il successo della Nazionale ai Mondiali non varrà mai quanto la vita di un ragazzo che amava il calcio e che, secondo i giudici, è morto sul campo perché la sua patologia (una severa ipertrofia cardiaca biventricolare) non era stata diagnosticata. Ma, spiega l'avvocato Benedetta Guzzoni di Milano (che insieme all'avvocato Gabriele Calvetto assiste la famiglia Riva), visto che la Figc non ha ancora risarcito, non resta che cercare di pignorare parte dei soldi che le arriverà dalla vittoria degli Azzurri. «Abbiamo inviato alla Figc due precetti di pagamento a febbraio e a luglio - spiega l'avvocato Guzzoni - ma la Figc non ha risposto. Abbiamo anche chiesto i pignoramenti dei conti correnti della Figc alla Bnl, ma quei conti sono risultati vuoti. L'unica strada percorribile, a questo punto, era di cercare qualcuno che dovesse dei soldi alla Figc, e abbiamo saputo che la Puma si è impegnata, con altri sponsor, a darle 4milioni di euro in caso di vittoria del Mondiale. Noi abbiamo chiesto di ottenere i 750mila euro da quel premio». Puma e Federcalcio sono state convocate in Tribunale a Milano il 15 ottobre. La Figc ha impugnato la sentenza di primo grado chiedendo anche la sospensiva del risarcimento. «Ma è incomprensibile l'atteggiamento della Figc di fronte a questa tragedia umana - sostiene l'avvocato Guzzoni - Fa specie il fatto che stiamo a discutere di milioni di euro di premi e non si risarcisce una famiglia di fronte a un danno accertato». L'avvocato sottolinea che non è una questione di soldi, ma di principio: «La famiglia ha sempre detto che ciò a cui teneva era che non succedesse ad altri quel che è successo ad Emanuele: l'indignazione non è tanto per il mancato pagamento del risarcimento, ma per il disinteresse per una questione di questa gravità».