Valverde: omaggio al genio di Mozart

VALVERDE. Tradizionale incontro con l'opera lirica, sabato sera alle 21.15 al centro sportivo comunale (in caso di maltempo al Centro Polifunzionale Casa Ponte di Val di Nizza): la Pro Loco ed il Comune di Valverde, in collaborazione con il Teatro Fraschini di Pavia, presentano 'Le nozze di Figaro". Si tratta di un appuntamento, quello con l'opera lirica en plein air, diventato ormai abitudine consolidata e seguito da un folto pubblico di appassionati. In particolare la proposta di Valverde permetterà di riassaporare le suggestioni di un lavoro che ha contribuito ad arricchire la storia dell'opera e che, giustamente, è tra i lavori più alti del genio di Salisburgo (di cui sono in atto le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita).
'Cinque... dieci... venti... trenta...": in una stanza mezza vuota, Figaro, servitore del Conte d'Almaviva, sta misurando dove mettere il letto per le sue nozze con Susanna, svelta e deliziosa, anche lei al servizio del Conte. Si apre 'Le nozze di Figaro" e si schiude un universo con la sua luce che specchia a modo suo il nostro, mentre, nitide e fuggitive, le prime note dell'orchestra, con le quartine degli archi e dei fagotti, subito mettono il pubblico in colloquio con Mozart, al quale Lorenzo Da Ponte forni una mirabile struttura teatrale. Il librettista, del resto, rende il veleno rivoluzionario ed il realismo già borghese di Beaumarchais perfetto teorema sociale, nonché soave ed inquieta indagine erotico-sentimentale, in cui l'ironia si sposa felicemente ad un'affettuosa tenerezza, ad uno sguardo pieno di disincanto e comprensione per le vicende umane e per l'eterna commedia dell'amore e della gelosia. Il compositore trovò nel lavoro dapontiano la profonda umanità, la verve, le situazioni, le ambiguità, insomma tutti gli elementi più adatti a sollecitare la sua genialità. Ed inventò quella che sarà poi l'opera romantica. Non nel senso corrente del termine, ma nell'impiego delle forme desunte dall'opera buffa per una drammaturgia di più complesso segno, dove ogni turbamento del cuore ed ogni gioco dell'immaginazione teatrale si intessono con la malizia e la sensualità della commedia, con la sua trama raffinata degli inganni. Dove Susanna svela al fidanzato che il Conte, ormai tiepidamente innamorato della moglie Rosina, intende esercitare lo 'jus primae noctis". Le cose si complicano con l'entrata in scena del paggio Cherubino, che s'accende d'amore per ogni donna, e naturalmente anche per la contessa. Di qui nasce una lunga, irresistibile serie di travestimenti e di equivoci. Finché la burla non coinvolge tutti, di notte, nel giardino: il Conte crede d'avere un appuntamento con Susanna ed anche Figaro, quando sente la ragazza cantare 'Deh, vieni non tardar...", è convinto che l'invocazione sia rivolta ad Almaviva. E invece... Invece, Rosina e Susanna si sono scambiate gli abiti, e le coppie si compongono secondo le regole.
Inquietante e vertiginosa, l'opera fonde la straordinaria completezza di sentimenti e la geniale teatralità di Mozart in un'architettura musicale d'inarrivabile eleganza e mobilità, che scorre stendendosi come un ricamo vellutato sotto il fluire del dialogo. Impavido, intricando piani e moltiplicandoli, l'autore mescola, armonizza, reinventa linguaggi. All'aria spianata accosta il sillabato dove ogni parola ha una sfumatura di commedia. Si serve dei procedimenti tipici dell'opera buffa, cioè il gioco dei confronti nei duetti, nei terzetti, nei concertati, non per dare una comica tavolozza di tipi e di gesti, ma per specchiare i personaggi dentro le situazioni, anche le più tragiche, liberandosi dall'obbligo che l'impostazione 'deliziosa" garantisca la consolante certezza del lieto fine. Cosi come si permette di capovolgere la vecchia equazione di aria-sentimenti e di recitativo-azione, facendo marciare l'azione entro arie sontuose e perfino in quelle ragnatele di scommesse che, in altri autori, sono i concertati e che qui, sfoggiando una rigorosa organizzazione psicologica e poetica, raggiungono una tale unità di respiro (siano in cinque, in sette, in otto a cantare) che nell'opera non si era mai sentita prima. Ed è proprio la scintilla del contatto fra la situazione, la parola e la musica che porta Mozart alle più sconvolgenti scoperte. È nella creatività drammaturgica delle note che il Salisburghese scopre l'ambiguità dell'amore - per citare ad esempio il più inquietante dei temi dell'opera - fatta scattare in una spirale vorticosa dal travestirsi di tutti, dall'aggiungere burla e finzione a tentazione e sfida. E' nella prodigiosa vitalità della partitura, che la musica si fa azione e l'azione diventa fluente ed inesauribile invenzione. E' nella sintesi di caratteri, intreccio umoristico, scacco al potere, che il testo nasconde dietro la lievità dell'ultimo ricciolo barocco dell'opera buffa e l'apparente gioiosa malizia dei servi che si emancipano il senso di un distacco necessario dall'incantato - e assolutistico - mondo di quell'aristocrazia che, pur nella sua pigra e distante albagia, ha nutrito sogni di grandezza e di valori, che la borghesia dovrà ribaltare, e faticosamente, senza trovare in tutto e per tutto la laica forza di sostituirli. E' nella perfetta delineazione dei protagonisti, nell'altezzosità del Conte e nella sana gagliardia di Figaro, nell'infatuata vaghezza di Cherubino e nell'estro di Susanna, nella dolcezza dolorosa di Rosina ed in quel che c'è di bisbetico in Marcellina, che Mozart ha fatto proprie e rilanciate le profondità umane e le voci del mondo. E' tutto questo che fa delle 'Nozze" un capolavoro. (f. cor.)