La Yukos fallisce Vittoria di Putin
MOSCA.Suonano le note finali del requiem per Yukos, ex gigante energetico del capitalismo russo, travolto dalla rinazionalizzazioni decise dal Cremlino di Putin: la corte di arbitraggio di Mosca ha sancito la bancarotta per il colosso privato, accogliendo senza sorprese le richieste dei principali creditori, guarda caso lo stato russo e la sua controllata Rosneft. Il destino di Yukos era segnato da tempo: dall'ottobre del 2003, con l'arresto - seguito da una pesante condanna a otto anni di carcere duro da scontare in Siberia - del patron della compagnia un tempo fiore all'occhiello della transizione al libero mercato, Mikhail Khodorkovski. E una parziale rinazionalizzazione non si era fatta attendere: nell'autunno del 2004, la Rosneft (all'epoca al 100% di proprietà dello Stato) si era accaparrata per una somma irrisoria la più lucrosa delle proprietà di Yukos, i campi petroliferi di Yuganskneftegaz. Lo spettro della bancarotta si è materializzato questa estate, prima con una contestata riunione dei creditori che ha avanzato la richiesta di liquidazione, poi con le polemiche dimissioni del numero due dell'ex gigante privato, l'americano Steven Theede, ora a Londra. Il commissario liquidatore non ha lasciato scampo agli avvocati di Yukos: a suo parere, aveva beni per non oltre 15 miliardi di dollari a fronte di debiti per 18 miliardi. E cosi va in vendita perfino la casa di Khodorkovski: la moglie e i tre figli stanno cercando un'altra sistemazione.