«Ecco come sarà il Festival dei Saperi»
PAVIA. «Grazie per le critiche». Silvana Borutti, diciamo cosi, la prende con filosofia. E nel giorno in cui viene reso pubblico il programma del Festival dei Saperi (6-10 settembre), l'assessore alla Cultura, presenta la grande iniziativa proprio ringraziando chi, in questi giorni, ha criticato (spesso con forza e senza risparmiare le accuse) il progetto che ambisce, in qualche modo, a rinnovare i fasti di quel «Si va per cominciare» che in passato rese famosa Pavia.
E', evidentemente, una sfida. Lo conferma il programma reso ufficiale ieri e consultabile on line (www.festivaldeisaperi.it), ma anche il fatto che nei quattro-cinque giorni ci saranno contemporaneamente eventi di indubbio richiamo (l'attesa mostra sul dadaismo), altri di nicchia (per dire, l'appuntamento Conflict of Interest Can Be Dangerous to Your Health, ossia il Caffè scientifico con Sheldon Krimsky Tuft School of Medicine Biotechnology and Society), altri ancora di interesse generalista e che strizzano l'occhio al mondo dei più giovani. Un insieme di proposte che, però, hanno il pregio, spiega l'assessore Silvana Borutti, peraltro docente universitaria di Filosofia, di non offrire specificatamente un tema, bensi un modo d'essere della città.
Le critiche costruttive.
«E' cosi», conferma Silvana Borutti. E aggiunge: «Sul mio operato sono disponibile a ricevere contributi e critiche dei colleghi amministratori, dei consiglieri della maggioranza e dell'opposizione e di tutti i cittadini, ma per carattere e formazione (sono figlia di contadini) evito polemiche sterili. Il mio contributo non può che essere di riflessione e chiarimento intorno ai significati del Festival dei Saperi. Il significato del Festival dei Saperi non è nel format 'festival", ma in quello che è e in quello che offre. In altre parole: è venuto il momento di parlare dei contenuti, e per questo le riflessioni e le critiche di coloro che sono intervenuti sulla 'Città dei Saperi" e sul festival sono un ottimo punto di partenza. Ringrazio tutti. Ringrazio in particolare coloro che hanno fatto critiche costruttive. E' a queste, che sono il sale della conversazione civile che costituisce una comunità, che farò qui riferimento». In particolare - spiega la Borutti - sono state fatte due critiche di segno opposto. Si è detto da una parte che il Festival dei Saperi concede troppo all'effimero; e dall'altra che è un'operazione rivolta a un pubblico di nicchia. «Per rispondere, provo a fare qualche riflessione su che cosa sia questo ennesimo festival, e sul suo contenuto. Come è nata la formula pavese che proporremo a settembre, e che mostrerà sul campo se funziona o no? Non è nata dall'analisi dell'elenco di tutti i festival che esistono, alla ricerca di un tema non toccato da nessun altro».
Le qualità di Pavia.
«Non abbiamo pensato a quello che non c'è ancora, ma a quello che Pavia è - aggiunge l'assessore -. Ora, Pavia ha questo di caratteristico, che come l'Ulrich di Musil è senza qualità, perché non ne ha un'unica che la identifichi, ma ne ha troppe: città d'arte unica per la compresenza del percorso romanico, del Parco visconteo e della Certosa; città situata in un ambiente naturale di grande pregio come il Parco del Ticino; città di Boezio e di Agostino, città con un'Università prestigiosa. 'Città dei saperi" sta proprio a significare la qualità e la polivalenza della produttività culturale della città, in cui convivono, solo per fare qualche esempio non esaustivo, punte di eccellenza nella ricerca medica, nella genetica, nella filologia, in cui vivono ed operano artisti, cantanti, attori, musicisti, scrittori, drammaturghi di fama. E il 'Festival dei Saperi" aggregherà di anno in anno saperi diversi intorno a un tema. Variando ogni settembre i saperi messi in campo, e avendo cura di mischiare i contributi e le competenze, sarà possibile inventarsi di anno in anno una vetrina che valorizzi saperi diversi, contaminandoli e mettendoli in dialogo. E soprattutto contaminando e mettendo in dialogo città e Università, luoghi e persone della città con luoghi e persone dell'Università: un tentativo molto ambizioso, ma in cui crediamo moltissimo, sia noi amministratori, sia l'Università, a giudicare dalle sinergie che si sono finora realizzate. Un Festival come occasione di dialogo tra città e Università è un'esperienza unica nel panorama nazionale. A suggello di questo rapporto, sarà inaugurata nei giorni del Festival l'importantissima mostra 'Golgi, architetto del cervello", organizzata dal Sistema museale d'Ateneo (un anno dopo la fortunata mostra su Einstein) per celebrare il centenario del Nobel al grande scienziato che ha insegnato e fatto ricerca a Pavia».
Il tema conduttore.
Il tema del Festival di quest'anno è: «L'uomo e il suo doppio. L'identità dell'uomo contemporaneo, tra tecnica e umanesimo». Un tema, dice la Borutti, che «invita a riflettere su un problema chiave del nostro essere uomini contemporanei, cioè sul fatto che la nostra identità di umani è legata a quell'alterità non umana, ma in realtà troppo umana, che è la tecnica. Sul versante scientifico, per la cura di CarloAlberto Redi assisteremo a lezioni magistrali, laboratori, esperienze pratiche intorno al concetto di individualità genetica, al sapere del Dna e al tema della clonazione. Il sapere del Dna è importante a livello scientifico, giuridico, economico, bioetico, poiché molti aspetti del nostro vivere e delle nostre scelte etiche sono legati alla molecola del Dna. Ci saranno lezioni magistrali di Bruno Coppi, Lyn Margulis, Evelyn Fox Keller, Luciano Garofano, Piergiorgio Odifreddi, Margherita Hack. Ma ci sarà anche la possibilità di fare esperienze dirette in laboratori scientifici; e ci saranno soprattutto caffè scientifici in cui si realizzerà la preparazione di un campione del Dna dei partecipanti - un'esperienza emozionante in cui ciascuno potrà comprendere attraverso i propri occhi».
Il versante umanistico.«Sul versante umanistico - prosegue l'assessore - lezioni magistrali, dialoghi e letture sceniche moduleranno un tema chiave del Novecento: il carattere doppio e scisso dell'identità personale - un tema studiato dalla psicoanalisi nella forma del rapporto tra conscio e inconscio, e che è alla base dell'espressività e della creatività di grandi opere letterarie e artistiche. Umberto Galimberti offrirà una lettura filosofica e psicoanalitica di questo tema. La figura arguta e vivacissima del grande letterato e poeta Edoardo Sanguineti animerà le serate conversando con Salvatore Veca e Fausto Petrella sui grandi temi irrisolti del Novecento: la psicoanalisi, le ideologie, le avanguardie; e tradurrà per il nostro Festival passi del De rerum natura di Lucrezio, che saranno letti e messi in scena. E poi la mostra sul dadaismo storico e sui dadaismi del contemporaneo, a cura di Achille Bonito Oliva, allestita nel Castello Visconteo. E poiché lo scenario di tutte le manifestazioni è la nostra città, non poteva mancare un'iniziativa legata alla valorizzazione dei nostri monumenti: una lezione in S. Michele di Arturo Carlo Quintavalle sul romanico lombardo e Pavia lancerà un movimento di opinione e di appoggio alla richiesta inoltrata all'Unesco di riconoscimento delle Basiliche romaniche come patrimonio dell'umanità.
Il bello dell'effimero
Esperienze di nicchia? Né una cosa né l'altra, sostiene l'assessore. Tutte le manifestazioni offrono occasioni per riflettere razionalmente su problemi che ci riguardano tutti, di toccare con mano realtà biologiche di cui conosciamo a malapena il nome, di sentire intellettuali riflettere su esperienze che facciamo giornalmente. Ma certo un Festival deve anche offrire una dose di piacere dei sensi, di piacere estetico. E anche noi abbiamo bisogno di un rito di inversione: la Notte bianca ci consentirà di vegliare quando si dorme, iniziando con i recital di Angela Finocchiaro e di Maurizio Crozza, e proseguendo con moltissime iniziative pensate e realizzate dalle associazioni giovanili pavesi: per citarne una tra tutte, La notte della Taranta».