D'Alema: la situazione durissima
ROMA.«La situazione è durissima, ma la politica si sta muovendo, speriamo in qualche passo avanti nei prossimi giorni».
La missione mediorientale di Massimo D'Alema ha coinciso con i due giorni più neri del conflitto libanese, segnati da un continuo alternarsi di speranze e delusioni. La giornata di ieri si era aperta con l'auspicio che dalle macerie dell'orribile strage di Cana potesse sorgere almeno l'opportunità di una tregua umanitaria. Nelle prime ore del mattino, l'annuncio che l'esercito israeliano avrebbe sospeso per 48 ore i bombardamenti è stato salutato dal ministro degli Esteri come «uno spiraglio di luce in una situazione drammatica», un «primissimo passo verso il cessate il fuoco».
Col passare delle ore quello spiraglio di luce si è chiuso, e D'Alema lo ha constatato in prima persona negli incontri al massimo livello con il governo israeliano. Nel corso della mattinata, mentre continuavano a giungergli notizie su nuove operazioni militari, D'Alema ha visto il premier, Ehud Olmert, la collega Tipzi Livni e il ministro della Difesa, Amir Peretz. La visita è proseguita con un omaggio al memoriale dell'Olocausto. D'Alema ha indossato una kippah - tradizionale copricapo ebraico - e ha deposto una corona di fiori nella Tenda della Rimembranza. «La tragica memoria dell'Olocausto - ha detto al termine della visita - è la condizione per non smarrire la strada giusta».
Prima di ripartire per Roma altri due importanti appuntamenti: prima in un grande albergo di Gerusalemme ha visto Saeb Erekat, delegato ai negoziati di pace con Israele (mai cosi lontani) dal presidente palestinese Abu Mazen, in questi giorni in visita nei paesi del Golfo. «L'irrisolta questione palestinese è centrale», ha dichiarato D'Alema, sicuro che un accordo fra le fazioni di Gaza per la liberazione del soldato rapito potrebbe porre fine alla guerra e far ripartire i negoziati. La questione palestinese è stata poi al centro dell'incontro con le maggiori autorità religiose cristiane in Terra Santa e con il cardinale Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano che dal 2002 vive a Gerusalemme.
La diplomazia vaticana intanto si era mossa fin dal mattino con i suoi canali. Il ministro degli Esteri della Santa Sede, Giovanni Lajolo, ricevuta la telefonata di Tipzi Livni, si era unito alla richiesta di una «tregua immediata», ma aveva anche mostrato di condividere la necessità di disarmare quelli che ha definito «i fanatici» di Hezbollah.
Rientrato a Roma, dopo aver incontrato anche il ministro siriano dell'Informazione, Mohsen Bilal, D'Alema in serata si è incontrato a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Romano Prodi, per riferirgli sulla missione. Oggi farà altrettanto nel corso del Consiglio dei ministri dell'Unione Europea, a Bruxelles.
Alberto Giannoni