«Il programma non c'è ancora E tutti gli sponsor promessi?»
Peccato. Il sindaco Capitelli l'ha presa male e ha «letto» una critica alla politica culturale della giunta (nelle intenzioni, costruttiva e da sinistra) come una critica alla sua persona. È arrivata a giudicare «vergognoso», «infamante» e «grave» la pubblicazione di notizie che, singolarmente, provengono da pubblici documenti comunali.
Il sindaco ha poi citato in modo (volutamente?) maldestro una parte del mio intervento dell'altro ieri al punto da cambiarne il senso: nessuno ha mai sostenuto, come scrive la Capitelli, che «il Comune pagherebbe 435.000 euro l'uso di un suo marchio»; io ho scritto che «la WAM&co, dopo averli registrati a suo nome, li ha concessi in uso al Comune per tre anni, in un 'pacchetto Comunicazione" compensato con 435.000 euro (annuali?)». La differenza balza agli occhi, e anche il tentato depistaggio del lettore.
Qualcosa non sta funzionando nella comunicazione tra pubblica amministrazione e cittadini e forse c'è dell'altro. Ma non va persa l'occasione offerta da articoli chiarificatori come quelli di Giorgio Boatti del 21 maggio e di Gabriele Albanesi del 22 luglio: si deve continuare a discutere e studiare le migliori forme locali di comunicazione culturale e di promozione territoriale. Tentativo che, pur tra molti errori, va ascritto anche alla giunta Capitelli. Ma servono dialogo e un confronto costruttivo e pubblico, magari a partire da queste pagine. Quanto all'intervento di ieri del sindaco, beh, poteva andare meglio.
Sul marchio. Malgrado il lessico burocratico, il lettore porti pazienza. Si cita dal Verbale n. 2 dell'Adunanza del Consiglio d'amministrazione del 7 giugno scorso e cioè da un documento pubblico: «La deliberazione n. 9 in data 7 marzo 2006 del Consiglio Comunale di Pavia che ha approvato bilancio dell'Istituzione 'Pavia, Città Internazionale dei Saperi" e il Piano Programma, prevede che: Essendo il marchio 'Pavia città internazionale dei saperi", il marchio 'Festival dei Saperi", l'ideazione e la progettazione dei progetti ad essi collegati, elaborati e proposti e registrati da WAM&co ed essendo la stessa società incaricata dal Comune di Pavia per il coordinamento delle attività relative a 'Paviacom-Ufficio marketing territoriale e comunicazione" si attribuisce per il triennio 2006/2008 a WAM&co la direzione del Festival e inoltre tutte le attività relative alla promozione, alla comunicazione e alla commercializzazione del Festival dei Saperi». A WAM&co, dunque, si affida un primo incarico relativo a:coordinamento organizzativo; ufficio stampa; contact centre; promozione audio-video per un totale di Euro 150.000,00. Si precisa che il marchio «Pavia, Città Internazionale dei Saperi», registrato da WAM&co, è dalla stessa WAM&co conferito all'Amministrazione Comunale di Pavia per i suoi usi istituzionali». Il lettore giudichi da solo. La Capitelli ha parlato di «critiche vergognose ed interpretazioni ambigue» e di «marchio dell'evento di proprietà del Comune». Forse abbiamo letto male, oppure, nel frattempo, con la generosità che volentieri le riconosciamo, la WAM&co ha deciso di rinunciare a ogni diritto commerciale sui marchi e di cederli gratuitamente e per sempre al Comune di Pavia, che ha già provveduto a registrarli a suo nome. È cosi, vero?
Sulle sponsorizzazioni. Sei mesi fa, si annunciavano sponsorizzazioni per 600.000 euro; ora se ne «prevedono» 100.000. Se ne «prevedono», perché non ci sono ancora. L'augurio è che ne arrivino molti di più, ma forse siamo ottimisti. Nell'attesa, teniamoci stretti i 25.000 euro della Fondazione Banca del Monte, attualmente a disposizione. Si eviti di dare ancora i numeri, come l'annuncio di almeno 400.000 euro di ricavi (dalla vendita dei biglietti? ma va là).
Sul programma. Da circa un mese ho sul tavolo il programma del settembrino «Festival della Mente» di Sarzana. Mi è arrivato anche quello molto articolato del «Festivaletteratura» di Mantova. Da molto tempo su internet tutti hanno accesso ai programmi delle altre rassegne. Oggi è il 28 luglio; 14 giorni dopo la conferenza stampa di presentazione, il programma del «Festival dei saperi» non c'è. Forse arriva lunedi.
Destra e sinistra. A Marco Galandra. La destra ha governato questa città a lungo, negli anni Ottanta e Novanta, a volte con un consenso «bulgaro», come ai tempi dell'amministrazione leghista di Jannaccone Pazzi (e, in Provincia, governa da tre legislature). Inutile giocare a smarcarsi. Qualche modesto passo avanti lo si è visto solo a partire dalla prima giunta Albergati.
Sul Broletto: i lavori di ristrutturazione vanno a rilento, è vero, ma lo spazio espositivo interno è stato inaugurato mesi fa con una mostra («Win Design», a cura della Camera di Commercio) che deve essere sfuggita al consigliere di Alleanza Nazionale. E si capisce: di quell'evento nessuno ha parlato.
Finalino. Piaccia o non piaccia al sindaco Capitelli, in questa città c'è ancora spazio per pensare e per discutere, per ragionare, per criticare e per essere criticati. Senza isterismi. Il futuro economico e culturale di Pavia sta a cuore a tutti, a destra e a sinistra. Pensare positivo si può. Sognare la città del futuro - civile, tollerante e ospitale come è nella sua tradizione - si può. Sono fatti, non pugnette, valori che la Capitelli condivide, nonostante la sua strategia di comunicazione «molto 'dirigista" e 'ideologica"» (cito Giorgio Boatti). Anche sulla cultura (intesa in senso lato: valori di riferimento, servizi ai cittadini, qualità della vita, ecc.), sindaco, assessori e direttori (anche quelli invisibili) dovrebbero andare nei quartieri ad ascoltare e a farsi ascoltare. Non è tempo perso. È la democrazia, baby.
Giovanni Giovannettifotografo ed editore