E Prodi incontra Abbas: cauti sondaggi


ROMA. Per qualche ora, a Roma e in Medio Oriente, si è pensato che sulla sorte del caporale israeliano Gilad Shalit ci potessero essere novità importanti. E subito. La speranza di una soluzione a brevissimo termine, però, è durata poco. Il tempo necessario al presidente palestinese Mahmoud Abbas per chiarire una frase pronunciata subito dopo l'incontro con Romano Prodi.
Gli sforzi per la sua liberazione, aveva detto Abu Mazen, «ci portano a credere a una soluzione imminente». Imminente, dunque subito. Questo, si è subito pensato, è dunque il significato di una visita lampo, resa pubblica con brevissimo anticipo. A neanche ventiquattr'ore di distanza dalla chiusura della conferenza internazionale sul Libano tenutasi due giorni fa alla Farnesina.
Proprio alla Farnesina, nelle dichiarazioni che hanno fatto seguito all'incontro tra Abbas e Massimo D'Alema, è arrivata la doccia fredda. Sforzi, si. Lavorio serio e continuo da parte dei palestinesi per la liberazione di Shalit, pure. Ma i tempi non sono cosi stretti. Per Abu Mazen, non si può dire tra quanto si arriverà a sciogliere un nodo che tiene ancora la Striscia di Gaza sotto l'assedio dell'esercito israeliano. Non solo. Per il presidente Abbas, non esiste solo Shalit. Esistono, con uguale diritto di essere ricordati, i diecimila prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri d'Israele. Tra loro, lo ha ricordato anche il presidente del consiglio Prodi, ci sono anche ministri e deputati di cui l'Italia e l'Europa hanno chiesto il rilascio.
Niente di nuovo, insomma. Almeno nelle dichiarazioni ufficiali. Qualcosa di nuovo, però, ci deve pur essere se Roma - nel giro di pochi giorni - è diventata il centro della frenesia diplomatica sul Medio Oriente, in una accelerazione di tempi che non si vedeva da molto tempo.
Alla Farnesina, insomma, di questi tempi il lavoro non manca. Abbas è arrivato a Roma perché non avrebbe potuto incontrare D'Alema nella breve visita che il ministro degli esteri compirà a Gerusalemme per incontrare i dirigenti israeliani, domenica prossima. E al nostro governo il presidente palestinese ha reiterato la richiesta di fare qualcosa per arrivare a un cessate-il-fuoco che metta fine alla violenza dentro Gaza, dove mercoledi - ha ricordato Abbas - vi erano stati 24 morti per i bombardamenti israeliani. Tregua come condizione necessaria, dunque, perché ci si possa di nuovo mettere a negoziare, ha detto il presidente palestinese. Sull'ipotesi di una forza multinazionale che, sulla stregua dei pourparler per il Libano, possa intervenire anche a Gaza, Abbas è sembrato più scettico e più cauto.

Paola Caridi