Insa verso il fallimento, 35 posti a rischio

PIEVE PORTO MORONE. L'ordine dalla Francia è stato perentorio: l'Insa deve chiudere. E cosi sarà. Si prepara un futuro pieno di incertezze per i trentacinque dipendenti della storica azienda del paese che produce divani di pregio. L'incontro tenutosi l'altro pomeriggio in municipio, con la mediazione della stessa amministrazione comunale, non ha raggiunto il risultato sperato, nonostante la partecipazione di sindacati, rsu, proprietà e Provincia.
Insieme al sindaco, Angelo Cobianchi, c'erano anche i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, le Rsu, Provincia e proprietà. «Due ore di discussione, perchè la situazione è davvero complicata e pare escludere la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria - spiega il sindaco -. Per questo chiederò anche l'interessamento della prefettura, perchè bisogna trovare una via d'uscita, in un modo o nell'altro, che permetta di aiutare i dipendenti della società». «Le vie che si possono seguire sono allora la cassa integrazione straordinaria, o la messa in mobilità - prosegue Cobianchi -. Oppure bisogna aspettare fino ad ottobre, quando il giudice nominerà il curatore fallimentare».
Ma questa seconda ipotesi piace poco al sindaco. «I tempi sarebbero troppo lunghi - riflette -. I lavoratori dell'Insa, seguendo questa procedura, rischiano di stare sette mesi senza stipendio. Spero, francamente in una soluzione più veloce». Ma la via legale ha i suoi tempi. E la società francese proprietaria della fabbrica di Pieve si è già mossa. «Infatti - conferma il sindaco - hanno già portato i libri in tribunale». La decisione di chiudere la storica azienda è dunque ormai stata presa. La crisi è scoppiata all'improvviso qualche settimana fa, quando operai e la maggior parte degli impiegati sono stati costretti alle ferie forzate dalla proprietà. Un fulmine a ciel sereno. Nessuno infatti se lo aspettava. O sospettava che la crisi di una delle fabbriche più note del paese, dove si producono divani e poltrone di qualità esportati in tutto il mondo, fosse a questo punto. L'azienda venne fondata nel 1968. Per anni è stata un fiore all'occhiello dell'imprenditoria locale, nonostante le sue piccole dimensioni. Ciononostante, la fabbrica ha conquistato un posto di rilievo nella nicchia di mercato delle poltrone e dei divani di lusso. Tutto filò liscio fino a qualche anno fa, quando l'Insa ebbe alcune difficoltà. L'azienda fu cosi rilevata da un gruppo francese, la 'Adi" che gestisce altre fabbriche medio-piccole del settore. L'Insa sembrava cosi aver superato il momento di crisi. Fino al mese scorso non c'erano problemi. O almeno cosi credevano i lavoratori. Qualcuno, forse, aveva notato che «prima il mercato era molto più ampio, soprattutto all'estero». Nessuno, però, pensava si potesse arrivare addirittura alla chiusura dell'insediamento. E in cosi poco tempo. Ora trenta famiglie dovranno fare i conti con lo spettro della disoccupazione. Davanti a questa prospettiva, adesso scoppia l'ira del sindaco: «Dovrebbero mettere dei paletti all'acquisizione di insediamenti italiani da parte degli stranieri. Rilevano le nostre fabbriche, acquisiscono conoscenze e know-how e poi ti saluto. Noi italiani non siamo abituati ad agire in questo modo. Almeno per quanto riguarda le tutele nei confronti dei lavoratori. Qui, invece, ci siamo trovati dall'oggi al domani a gestire una situazione drammatica come la perdita di oltre trenta posti di lavoro senza di fatto poter fare nulla».