Castagna va a Pechino, ma con la moto


BRONI. Carlo Castagna, imprenditore bronese di 42 anni, è partito per l'antica via della seta in moto. Quindicimila chilometri da percorrere in sella alla sua Aprilia 1000 Capo Nord, appositamente preparata. Ci vorranno 48 giorni, 7 settimane, per coprire il tragitto. Non il solito viaggio organizzato, per 'staccare". Il diretto interessato la prende giù bassa: «Pericoloso? Non più di tanto, è tutto asfalto tranne la parte tra la Russia e il Kazakistan, in effetti anche il perimetro del mar Caspio presenta qualche difficoltà, li c'è la steppa», dice Castagna.
Il quale subito dopo aggiunge: «Quest'anno mi cimento con un viaggio in Oriente dopo tante avventure in Africa, il continente di cui sono innamorato». Un vero viaggiatore, Castagna, che partirà per la capitale della Cina con il minimo indispensabile. D'altronde come tutti i veri motociclisti sa riparare la propria due ruote. In un testo chiave come 'Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" dell'americano Robert Pirsig molte pagine sono appunto dedicate al fai da te, alla sistemazione del mezzo senza l'ausilio di personale qualificato. E cosi, alla domanda quali pezzi di ricambio porterà con sé, Castagna risponde sicuro: «Parto con poco e niente, se si rompe la moto si ripara sul posto, con quello che si trova. Per questo bisogna conoscere bene la meccanica dell'auto o della moto scelta per l'impresa». La carovana di viaggiatori sarà composta da 8 enduro e da 6 fuoristrada, tra cui una Panda 4x4 di un giovane paraplegico romano, Fabio Migli, con la passione per i viaggi senza paracadute. «Quell'auto - racconta Castagna - ne ha viste di tutti i colori, si è persino spezzata in due, letteralmente: ha percorso 800mila chilometri». Al Silk Road Raid, organizzato per la prima volta da Avventure nel mondo, ci saranno anche dei collaudatori della Bmw e della Ktm, a conferma della durezza del viaggio, buono appunto per testare i veicoli. Castagna non è un novellino, avendo alle spalle una ventina d'anni di peregrinazioni in diversi angoli del mondo. La sua preferenza va all'Africa, all'Africa orientale un tempo colonia italiana. «Sono stato tre volte in Etiopia, due in Eitrea». La frequentazione del continente africano è approfondita: «Conosco bene la Tanzania, in Monzambico mi sono rotto l'osso sacro, in Uganda ho beccato la malaria». Viene spontanea la domanda: perché correre dei rischi? «L'Africa è molto estrema, nel bene e nel male. Non ci sono mezze misure: paesaggi bellissimi, che ti lasciano senza fiato, e situazioni di degrado inimmaginabile. Certo l'Africa ti chiede molto, in termini di energia, di attenzione, di fatica fisica, ma ti restituisce molto». Castagna sa di cosa parla quando parla di pericolo: «Nel 1992, in un'isola dell'Eritrea, eravamo i primi turisti ad andare dopo la guerra, mi hanno puntato contro un Ak47; nel 1999 in Niger un turista di Asti, che era in un gruppo di viaggiatori parallelo al mio, è stato assassinato da un ribelle. Insomma, è innegabile vi siano dei rischi». Castagna è partito dalla sua Broni per raggiungere Tarvisio, punto di raccolta per gli intrepidi viaggiatori. La comitiva attraverserà Austria, Slovacchia, Ucraina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e, infine, tutta la Cina da est e ovest per un totale di 15mila chilometri. L'antica via della seta è il sogno di tutti i viaggiatori doc, anche se l'imprenditore bronese confessa: «L'anno prossimo andrò in Angola, dove la situazione si è normalizzata. Non riesco a rimanere a lungo lontano dall'Africa, è il continente in cui voglio sempre tornare».
Glielo chiediamo ancora: perché?, perché sottoporsi a a cosi tante fatiche quando la maggioranza delle persone desidera solo stendersi su un lettino in riva al mare e dormire? «Credo sia normale cercare sempre sensazioni nuove: dopo un po' il solito viaggio non ti basta più e vai alla ricerca di emozioni sempre più forti», spiega Castagna, che è capogruppo coordinatore di Avventure nel mondo, quella figura, cioè, che mette a disposizione degli altri viaggiatori la propria esperienza. Il viaggio più bello, quello che le è rimasto impresso nella mente e nel cuore? «Senza dubbio l'Etiopia. Ho un vero rapporto d'amore con l'Africa in generale e con l'Africa orientale in particolare», conclude il viaggiatore bronese.

Pier Angelo Vincenzi