L'olimpionico che divenne finanziere e custode dei segreti dell'Opus Dei
ROMA.Il Cuccia della finanza bianca. Questa la fama di Gianmario Roveraro, morto ammazzato per mano di tre balordi di provincia portandosi più di un segreto nella tomba. Settanta anni, una moglie, tre figli, una vita ancora piena di lavoro e di interessi, un passato da atleta olimpionico, una fede cattolica austera vissuta nella famiglia dell'Opus Dei come soprannumerario, il grado massimo dei laici incardinati nella prelatura di San José Maria Escriva.
Finanziere di successo negli anni ‘80 e ‘90, Roveraro è stato l'uomo della scalata di Raoul Gardini a Montedison, l'artefice dello sbarco in borsa di Parmalat, il tessitore di soluzioni per il crac Federconsorzi. Più di recente è stato il consulente dello studio Severgnini, l'anno scorso. Lo studio Severgnini assisteva Stefano Ricucci nei tentativi di scalate dell'estate scorsa. Fondatore di banche, la Akros poi venduta alla Bipop, Gianmario Roveraro aveva trovato l'ultima passione finanziaria nell'immobiliare, costituendo una società, la Yard, al momento della crescita del mercato. La stessa società con la quale faceva gli affari con Filippo Botteri.
Nato ad Albenga, in Liguria, prima di approdare ai santuari della finanza Gianmario Roveraro ha avuto un passato da atleta olimpico. E' stato il primo italiano a superare il muro dei due metri nel salto il alto. Due metri e zero due alle Olimpiadi di Melbourne, nel 1956, poi un incidente lo costrinse a fermarsi. Ma chi lo conosceva, compresi i campioni della sua generazione, non può che ricordare una passione mai dimenticata per l'atletica.
L'altra passione di Roveraro erano i soldi. Nel senso in cui li ama un finanziere. Amava farli girare, fruttare, costruire architetture per creare aziende e ricchezza, cosi lo descrivono. Passione colttivata all'inizio nello studio di agenti di cambio Foglia-Albertini, un'istituzione a Milano. Dopo vari spostamenti, anche fra Roma e Milano, Roveraro approdò come amministratore delegato alla Sige, Società italiana per imprese e gestione, dell'Imi, banca d'affari concorrente di Mediobanca, il che gli valse l'appellativo di Cuccia bianco. Fu la Sige a condurre le danze per la scalata Montedison, nel 1986, di Gardini e del gruppo Ferruzzi. E sempre la Sige, negli stessi anni, accompagnò il gruppo Benetton in Affari.
Nel 1987 Roveraro, già incardinato nell'Opus Dei, decise che era giunto il momento di mettersi in proprio, fondando Akros finanziaria. Sui soci ha sempre mantenuto la massima riservatezza, anche se nell'elenco comparivano i grandi nomi della finanza italiana. Organizzato con la Akros, Roveraro potè dedicarsi al suo capolavoro, la quotazione in borsa della Parmalat di Calisto Tanzi. Le alchimie finanziarie studiate nell'occasione da lui sono ancora al centro delle vicende processuali sul crac di Collegno. Negli ultimi giorni prima della scomparsa, secondo alcuni, sarebbe stato molto preoccupato proprio per questioni legate alla Parmalat. Con il terzo millennio Roveraro aveva scoperto l'immobiliare e continuava, soprattutto, a custodire alcuni i grandi segreti di due decenni di finanza bianca. (l.v.)