Poste e ferrovie: via libera ai privati
ROMA. Privatizzazioni e debito pubblico. Questi i due punti strategici nelle manovre del governo toccati da un discorso al Senato del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa(nella foto) . In sostanza il governo faciliterà l'ingresso dei privati nelle Poste e nelle Ferrovie, ma non può fare passi avanti in Eni ed Enel se non a rischio Opa.
Il ministro ha ricordato la presenza dello Stato che direttamente, attraverso il tesoro, detiene partecipazioni in 26 società. In particolare lo Stato controlla il 49,9% dell'Alitalia, il 21,4% di Enel, il 20,3% di Eni e il 33,8% di Finmeccanica. Oltre al 70% di Cassa depositi e prestiti, il 100% delle Ferrovie dello Stato e il 65% delle Poste Italiane. In 12 anni, ha detto il ministro nel corso di un'audizione al Senato, sono state condotte 46 operazioni di dismissione relative a 28 aziende per un totale di 96 miliardi di euro di introiti.
Secondo Padoa-Schioppa è possibile pensare all'ingresso di privati in alcune partecipate, in particolare nelle ferrovie e nelle poste. Ma per Enel ed Eni «la partecipazione dello Stato è giunta al limite al di sotto del quale queste aziende sarebbero sottoposte al rischio di un'offerta pubblica di acquisto». Al contrario per ferrovie e poste «c'è la possibilità dell'ingresso di capitale privato». L'ingresso dei privati, ha aggiunto, «ha un suo significato» non solo perchè si traduce in un incasso per lo Stato ma anche perchè «introduce ulteriore logica di conformità al mercato e di governo delle imprese che può essere positiva». Insomma, le aziende a partecipazione pubblica devono essere efficienti e stare sul mercato accettando la concorrenza, ma questo non vuol dire che non esiste più la partecipazione statale.
Apertura al mercato non vuol dire che sia da accantonare il sistema della partecipazione pubblica. «La tradizione migliore del sistema delle partecipazioni statali va riconosciuta - ha detto - perchè ha dotato l'Italia di una forza industriale in settori in cui era praticamente assente e ha creato generazioni di dirigenti industriali che nel settore privato sarebbe stato difficile concepire». Tutto questo anche se c'è stata una fase di decadenza. L'obiettivo però è rompere i monopoli perché la concorrenza è l'anima delle tariffe basse. «Privatizzare» ha spiegato «non vuol dire ancora liberalizzare e al limite si può liberalizzare senza privatizzare, ma si può stare sul mercato come soggetto efficiente, in concorrenza, in un mercato che è stato liberalizzato in cui sussiste in parte un soggetto di proprietà pubblica».
Quanto poi alla spesa pubblica «si paga il fatto che i conti per lungo tempo non sono stati fatti. «Cerchiamo di rimediare ad una situazione molto grave», ha aggiunto. Per risanare la finanza pubblica è necessario «operare sulle entrate ed agire sulle spesa. Non bisogna illudersi di intervenire sul patrimonio».