Incidenti a Milano, assolta Maria Canidio

PAVIA.E' arrivata un'assoluzione per l'unica pavese coinvolta nell'inchiesta sugli episodi di guerriglia urbana verificatisi l'11 marzo scorso nel centro di Milano.
Maria Canidio, 25 anni, nata a Pavia ed ora domiciliata a Milano, è stata ritenuta una partecipante alla manifestazione ma non direttamente agli episodi che hanno consentito di contestare agli indagati i reati di devastazione, incendio, danneggiamento, lesioni, resistenza e porto di strumenti atti ad offendere, in base ai quali il pubblico ministero Piero Basilone aveva chiesto 25 condanne a cinque anni e otto mesi e due a sei anni, mentre altri due indagati non in stato di detenzione avevano chiesto il patteggiamento. La Canidio, il cui nome figurava tra i giovani coinvolti negli incidenti verificatisi a Genova in occasione del G8, era stata arrestata dopo qualche giorno dai fatti insieme ad un torinese, Walter Ferrarato, ieri invece condannato. La sentenza è stata letta in un'aula blindata dai carabinieri dal giudice delle udienze preliminari Giorgio Barbuto che ha stabilito diciotto condanne a quattro anni di reclusione e nove assoluzioni mentre per i due del patteggiamento, uno ha avuto un anno e l'altro soltanto una multa di 50 euro per possesso di un coltello a serramanico. Dopo la lettura della sentenza sono cominciate le proteste da parte dei genitori dei condannati per i quali sono stati comunque disposti gli arresti domiciliari e dal palazzo di giustizia un corteo di circa duecento persone si è avviato verso il carcere di San Vittore per riabbracciare gli inquisiti dopo oltre quattro mesi di carcerazione preventiva.
«Siamo davanti ad una sentenza - hanno sostenuto alcuni dei legali dei condannati e genitori degli stessi -, che non poggia su elementi probatori inconfutabili in quanto non vi è certezza che questi ragazzi abbiano partecipato attivamente agli episodi che hanno consentito di formulare il pesante capo d'imputazione contestato».
La manifestazione che sfociò poi negli incidenti era stata programmata per protestare contro la decisione della Questura di Milano di concedere il nullaosta all'effettuazione di un presidio del raggruppamento di estrema destra «Fiamma tricolore». In quell'occasione oltre ad alcuni feriti leggeri ci sarebbero stati danneggiamenti per oltre 500mila euro (auto distrutte, un'edicola incendiata, arredamenti, vetrine e saracinesce di negozi resi inservibili). Per quanto riguarda poi lo svolgimento del presidio della «Fiamma tricolore» un procedimento è stato aperto dalla Procura nei confronti di quattordici persone identificate attraverso riprese televisive e accusate di apologia del disciolto partito fascista. Tutti costoro saranno giudicati nel prossimo autunno. Contro la sentenza emessa ieri le difese hanno annunciato che presenteranno appello, mentre in base alla legge Pecorella il pubblico ministero Basilone potrebbe impugnare le assoluzioni soltanto attraverso un ricorso alla Corte di Cassazione. «Una cosa è certa - ha esclamato l'avvocato Mirko Mazzali insieme al collega Ugo Gianganeli -: per fatti di questo genere siamo al cospetto di una carcerazione preventiva record».
Annibale Carenzo