I farmacisti: «Pronti allo sciopero»

PAVIA. «Abbiamo utilizzato due settimane per un colloquio che però nei confronti del ministro per lo Sviluppo economico non ha dato risultati». A parlare è il presidente dell'ordine dei farmacisti di Pavia Roberto Braschi che, a proposito della liberalizzazione proposta dal decreto Bersani, conferma: «Se non ci saranno cambiamenti, anche i farmacisti di Pavia aderiranno allo sciopero in programma per mercoledi prossimo. Ci scusiamo se ciò porterà disagi ai cittadini. Qualora le nostre proposte venissero accettate ben volentieri revocheremmo lo sciopero».
Braschi entra nel merito. «Abbiamo utilizzato queste due settimane per avviare un colloquio con le istituzioni - spiega - E se c'è stata possibilità di dialogo con il ministero della Salute, non si può dire altrettanto per quello allo Sviluppo economico. Perchè è difficile farsi comprendere? Noi ci riferiamo nella realtà quotidiana al cittadino debole, in stato di necessità, con un piccolo o grande disagio di salute. Persone che hanno bisogo di aiuto sanitario. Ecco perchè abbiamo difficoltà di colloquio: perchè non riteniamo di avere cittadini consumatori, ma utilizzatori di un servizio».
I problemi che i farmacisti sollevano sono quattro. «In primo luogo, forse il più piccolo, la vendita di farmaci da banco negli esercizi commerciali - spiega Braschi - A tale proposito diciamo che occorre una classificazione dei nuovi prodotti che non sono farmaci ma finalizzati al benessere. Va fatta una riclassificazione aggiornata per verificare quali sono i prodotti per il benessere che possono essere utilizzati dai cittadini senza l'intermediazione del farmacista. Il secondo problema da affrontare è invece il superamento del principio ereditario delle norme che regolano la titolarità della farmacia».
Ci sono poi due punti che Braschi ritiene fondamentali. «In primo luogo scompare l'obbligo per il grossista di farmaci di determinare almeno il 90 per cento di quelli in commercio - sottolinea - Ed è difficile far capire questa cosa all'utente. La norma applicata sino ad ora considera l'attività un servizio e dunque il grossista ha un obbligo nella logica del servizio alla salute del cittadino. Abolire questa norma significa entrare nellla logica di mercato: acquisti in grande quantità, ma pochissime referenze turbano un mercato che non si occupa di merce qualsiasi, ma di farmaci destinati alla salute. Questa visuale del problema non ci trova d'accordo».
Infine Braschi evidenzia l'ultimo punto su cui c'è disaccordo. «Il farmacista può essere titolare di più farmacie - rileva - Il grosso rischio è quello di far entrare nel nostro settore interessi economici forti in grado di cannibalizzare le farmacie esistenti. Con ciò si rischia di schiacciare il servizio a discapito della clientela».
«Questa difficoltà di comunicazione ci porterà a mettere in atto un'agitazione sindacale che purtroppo provocherà disagi ai cittadini - conclude Braschi - E' proclamato per mercoledi prossimo lo sciopero nazionale di tutte le farmacie: saranno aperte solo le farmacie di turno. Sia chiaro che qualora le nostre proposte venissero accettate ben volentieri revocheremmo lo sciopero». (d. z.)