Vallanzasca esce di cella per visitare la madre
VOGHERA. Alla fine, ha vinto il bel Renè: Vallanzasca ha ottenuto quello che desiderava. Il superbandito degli anni '70, lo spietato rapinatore e omicida, lo sciupafemmine anche da dietro le sbarre, il terrore (o anche il Dillinger) della Comasina, ha fatto appello ai buoni sentimenti: e cosi ieri pomeriggio gli hanno concesso di andare a trovare l'anziana madre gravemente malata. Forse per l'ultima volta. Nell'occasione, a quanto pare, ha riabbracciato anche la fidanzata: misteriosa liaison con un uomo che deve scontare quattro ergastoli per delitti che hanno fatto epoca, segnando la storia dell'Italia criminale a braccetto con gli anni di piombo. Il tribunale di sorveglianza di Milano, per accontentarlo è andato contro il parere della Procura generale del capoluogo: forse preoccupata dalle innumerevoli evasioni, in passato, di Vallanzasca.
Ma non ci sono stati intoppi: anche perchè la scorta della Polizia penitenziaria vogherese non l'ha perso di vista un secondo. E' stato un vero e proprio blitz: al mattino il tribunale di sorveglianza ha dato l'ok, e poche ore dopo, alle 12.30, l'ergastolano era già in viaggio da Voghera per Milano. Un trattamento di riguardo: per lui niente furgone blindato ma una discreta scorta composta da quattro agenti della Polizia penitenziaria del carcere di via Prati Nuovi. Una scelta presa evidentemente per non dare nell'occhio, scivolando via nel traffico di Milano come un'auto qualsiasi. Per la stessa ragione Vallanzasca ha evitato le manette, che avrebbero richiamato immediatamente l'attenzione sul volto della persona che le portava: all'ex Dillinger è bastato quindi mettersi un paio di grossi occhiali da sole per passare inosservato. L'incontro tra l'ex bandito e l'anziana madre è durato un paio d'ore ed è terminato poco prima delle 16; quindi Vallanzasca è rientrato nel carcere di Voghera, sempre sotto gli occhi della sua scorta: discreta ma non per questo meno attenta. Il sostituto procuratore generale Gustavo Cioppa aveva espresso parere contrario alla trasferta milanese del detenuto, ritenendo «insussistenti gli elementi di urgenza» prospettati da Vallanzasca. A quanto sembra, nel dispositivo il tribunale di sorveglianza milanese ha invece ritenuto che la concessione del permesso fosse un favore soprattutto all'anziana donna: che voleva rivedere un'ultima volta il figlio, ma non era nelle condizioni di venire a Voghera. La signora Maria Vallanzasca, 90 anni, è ricoverata infatti nel centro assistenziale di via Palazzolo 1 a Milano (inserito nella struttura dell'istituto «Don Gnocchi»): l'anziana chiedeva in continuazione di poter riabbracciare il figlio prima di morire. Il provvedimento dei giudici è stato applicato alla lettera: Vallanzasca ha avuto il tempo scandito da un contagocce. Il bel Renè ha lasciato il carcere vogherese per restare soltanto due ore accanto alla madre, cui è stato aggiunto solo il tempo tecnico per il viaggio. Già l'anno scorso Vallanzasca, che oggi ha 59 anni, aveva avuto un permesso per fare visita alla madre Maria in casa della donna. «Uno dovrebbe conoscerla mia mamma - aveva detto in quell'occasione - Piccolina, minuta, tutta bianca coi capelli color della neve». Secondo alcune indiscrezioni era presente all'incontro anche la compagna Antonella, secondo la quale Renato meriterebbe ora anche la grazia come chiesto dallo stesso interessato al presidente della Repubblica. «Si - dice la donna - perché questo non è più il bandito Vallanzasca ma un uomo completamente cambiato». L'esecuzione immediata del permesso è stata decisa dalla direzione del carcere di Voghera, in accordo con i medici dell'anziana. Probabilmente la fretta è stata provocata più dal timore che Vallanzasca avesse il tempo di organizzarsi una fuga (come tante volte in passato), che dalle condizioni di salute della madre.
(ha coll. Annibale Carenzo)