Approvata la legge sul parto senza dolore
ROMA. Tre articoli e un aggravio di spesa da 100 milioni di euro. E' il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che promuove il parto senza dolore per ridurre il ricorso al parto cesareo ed estende il servizio del 118 anche al trasporto del neonato in emergenza.
Il provvedimento chiede di incrementare l'attività dei consultori, promuovere l'allattamento al seno e superare le disequità territoriali e sociali per l'accesso ai servizi di tutela materna infantile con attenzione alla popolazione immigrata. Nessun riferimento biblico; il ministro Livia Turco quando presenta il provvedimento parla di «priorità nazionali». E archivia l'arcano «Tu partorirai con dolore», con l'iniziativa «a sostegno della maternità, della salute della donna e del bambino. Compreso il potenziamento di tutte le forme di parto indolore e il miglioramento dell'assistenza ai bambini nei primi mesi di vita». Il tutto d'intesa con le Regioni. Al Cipe è invece riservato il compito di destinare le risorse. Ma desta perplessità l'aumento di spesa proposto all'indomani dell'appello lanciato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa dinanzi alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato: «Tagli alla Sanità senza intaccare l'assistenza».
Ora al ddl manca l'approvazione della conferenza Stato-Regioni. Il tentativo è quello di arrivare a garantire assistenza appropriata al momento del parto, tutelando i diritti della gestante e quelli del bebè, come «obiettivo prioritario da perseguire a livello nazionale per i riflessi positivi che produce sulla qualità della vita delle donne e dei loro bambini e, di conseguenza, sulla salute di tutta la popolazione».
Il disegno di legge, spiega il ministro della Salute Turco, «è frutto della consapevolezza delle molte criticità da affrontare per realizzare una piena tutela della salute materna e infantile quali la diminuzione drastica della natalità: nel 1960 i nati erano circa un milione, nel 2005 sono passati a 569 mila».
I dati diffusi dal ministero non sono confortanti: sono notevolmente cresciute le gravidanze di donne al di sopra dei 35 anni (da 65mila del 1990 a 93mila del 1997) che sono alla base di una eccessiva medicalizzazione e di una sovrabbondanza di prestazioni diagnostiche, in media 5,5 ecografie in gravidanza, nel biennio 2004-2005, con il 29% delle donne che ne ha fatte 7, quando il protocollo del ministero della Salute ne raccomanda in tutto tre. Il 56,4% delle donne si è sttoposto a 7 o più visite. In costante aumento anche i parti cesarei passati dall'11,2% del 1980 al 35,2% del periodo 2004-2005, con un picco del 45,4% nelle Regioni meridionali: un dato, spiega il ministro Turco, molto superiore a quello raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità. Troppe, infine, le differenze territoriali e sociali dei servizi. Il ddl prevede anche unità territoriali di assistenza primaria e Centri regionali di assistenza al bambino, punti di riferimento per patologie complesse.