Quando il Pci disse «niet»


VOGHERA.Raccontare l'avventura politica e amministrativa di Claudio Bertoluzzi significa ripercorrere oltre un decennio della vita politica e amministrativa della provincia di Pavia: dalla fine del 1972 al 1986. La cultura, intesa come espressione artistica compiuta, è stata una componente fondamentale dell'agire politico e amministrativo di Bertoluzzi. Una cultura vivace, innovativa, globale (era un lettore onnivoro e un giramondo inveterato) che gli fa elaborare e realizzare un progetto in quel tempo rivoluzionario. Bertoluzzi, con accanto gli operatori culturali Massimo Teoldi e Carlo Rivolta, capi che cultura e territorio (pensato come summa di natura e storia) dovevano integrarsi, divenire l'uno partner dell'altro. Nacque cosi «Si va per cominciare...», rassegna di arte e spettacoli che da giugno a settembre si distese sui luoghi e negli edifici pavesi. E nello splendore della Certosa di Pavia, per citare un esempio, si esibi l'arpista irlandese Alan Stivel: e frotte di pavesi e milanesi si precipitarono ad applaudire l'artista e la solennità dell'ambiente. Dopo Claudio Bertoluzzi, l'idea venne applicata a Roma dall'assessore Renato Nicolini e oggi il concetto è cosi diffuso che risulta banale citarlo. E chi scrive effettuò un viaggio, insieme a Claudio Bertoluzzi, per incontrare a Cambridge, l'economista amico di Antonio Gramsci Pietro Sraffa. Al termine del colloquio, Bertoluzzi invitò Sraffa a Pavia. La proposta fu accettata, ma non si poté concretizzarla per ragioni di salute dell'anziano docente. La notorietà di Claudio Bertoluzzi, che in quegli anni affascinava soprattutto i giovani, toccò lo zenit nelle seconde elezioni regionali. A sorpresa l'assessore provinciale è eletto. Ma i vertici del Pci pavese decisero che al suo posto doveva esserci un altro esponente. Bertoluzzi allora rassegnò le dimissioni, ma la ferita prodotta dall'obbedienza alla disciplina di partito, rimase a lungo aperta. Questo fatto però non lo mise mai in urto con Pci pavese. La sua militanza restò contrassegnata da una presenza nelle file dei comunisti in cui era costante l'invito ad osservare, studiare, verificare, sempre con maggior attenzione, i rapidi processi di trasformazione che subiva la società italiana e di trarne le dovute conseguenze. Nella promozione culturale dell'amministrazione provinciale un posto centrale lo occupò il cinema. E nel 1983 la Provincia di Pavia realizzava, sotto la guida dell'assessore coadiuvato da Antonio Sacchi, una mostra fotografica sul cinema italiano, che il Festival di Cannes di quell'anno richiese e ottenne. Altro elemento importante dell'attività culturale della Provincia e del Comune di Pavia fu il teatro Fraschini. Teoldi e Rivolta lo riportarono a nuovo splendore e la città capoluogo divenne uno dei centro più vivaci di rappresentazione e realizzazione di spettacoli teatrali della Regione Lombardia. A Voghera il suo arrivo segno un salto di qualità per la stagione concertistica. E alcuni tra i più noti esponenti della musica leggere fecero capo a Voghera per applauditissimi concerti. Nel frattempo Claudio Bertoluzzi, in privato, coltivava la passione per i romanzi gialli: nella sua abitazione, in via Folciona, vi è la più completa collezione di gialli Mondadori presente a Voghera. Quando nel 1989 cadde il muro di Berlino e il Pci si incamminò sulla strada di una completa trasformazione, Bertoluzzi usci dalle file dei funzionari di partito e cominciò l'attività di mediatore tra imprese italiane e russe.

Giovanni Maggi