Israele: nessuno scambio di prigionieri


L'operazione militare israeliana a Gaza si fa più dura. Mentre la diplomazia internazionale lavora con difficoltà, e si intensifica la pressione sul governo di Ehud Olmert, nella striscia si continua a morire.
Negli ultimi due giorni il bilancio delle vittime ha sfiorato i trenta morti. Uno spiraglio era stato aperto dalla dichiarazione del ministro della Sicurezza interna israeliano Avi Dichter secondo cui lo Stato ebraico potrebbe rilasciare alcuni prigionieri palestinesi in cambio della liberazione del soldato sequestrato il 25 giugno scorso. Ma poi è arrivata la smentita da parte del ministro dell'interno Roni Bar-On. «Vengo da un colloquio con il primo ministro Ehud Olmert, e la nostra posizione resta invariata: noi rifiutiamo di negoziare con Hamas, e non ci sarà liberazione di prigionieri» palestinesi.
Quanto al presidente egiziano Hosny Mubarak, ha confermato al presidente palestinese Mahmoud Abbas la promessa di Israele a scarcerare detenuti palestinesi dopo che sarà liberato il soldato Ghilad Shalit. «Ci sarà anche il ritiro da Gaza e la scarcerazione dei ministri palestinesi», ha precisato Abbas, in una conferenza stampa a Gaza.
Intanto si continua a morire e dal 28 giugno, da quando e' iniziata l'operazione innescata dal sequestro del militare israeliano il bilancio è di una quarantina di morti, di cui almeno sei nei combattimenti di ieri. Ma in difficoltà non sono solo gli obitori: il dramma è come sempre quello della popolazione civile, degli ospedali, senza elettricità dopo il bombardamento della centrale elettrica, del cibo che scarseggia e dell'impossibilità di far arrivare aiuti umanitari. Il Programma alimentare mondiale dell'Onu chiede un «corridoio umanitario» per portare cibo e rifornimenti nella Gaza sotto assedio A Gaza è guerra e proprio ieri il ministero palestinese della Sanità ha sollecitato la sua gente a donare il sangue per fare fronte all'emergenza dovuta al gran numero di feriti nell'offensiva israeliana. Quella che, secondo il presidente palestinese Mahmoud Abbas è un 'crimine contro l'umanità" contro il quale ha fatto appello alla comunità internazionale.
Pur se le voci contro l'offensiva israeliana si fanno più insistenti, la diplomazia intanto sembra al palo. Soprattutto alle Nazioni Unite dove si fatica a trovare un'intesa su una risoluzione che possa fare ulteriore pressione su Israele: gli sherpa del Consiglio di sicurezza si erano incontrati per esaminare una bozza di risoluzione presentata dal Qatar per conto dei paesi arabi. Ma non c'è stato verso. Il testo chiedeva a Israele di ritirarsi da Gaza immediatamente, ma ha incontrato l'opposizione degli Usa che l'hanno giudicato 'sbilanciato", dal momento che non faceva menzione né della cattura di Shalit né del lancio di razzi Qassam che per altro è proseguito anche ieri.
Olmert al momento tiene il punto, rassicurato anche dai sondaggi di opinione: l'82 per cento degli israeliani, rivela quello commissionato dal quotidiano Maariv sono infatti favorevoli all'eliminazione dei capi di Hamas pur di arrivare alla liberazione di Shalit.

Salvo Secondini