Abu Omar sequestrato al quarto tentativo
ROMA. Un'altra storia da perderci la testa. Uno di quei misteri italiani ciclici a metà strada fra il complotto e la furbizia, l'intrigo internazionale e la cresta sulle note spese. L'ennesima inchiesta sui servizi segreti (deviati? troppo leali all'alleato atlantico?) non offre un bel panorama degli 007 di casa nostra. Conduce l'indagine la magistratura di Milano - che non vuole sentir parlare di segreto di Stato - perché nel capoluogo lombardo nel febbraio 2003 uomini della Cia avrebbero sequestrato l'imam Abu Omar.
Con la collaborazione del Sismi o di alcuni agenti troppo zelanti? Questa la domanda centrale rivolta a Marco Mancini, a San Vittore, capo della prima divisione del servizio, lontano da palazzo Baracchini dall'insediamento del ministro Arturo Parisi alla Difesa. Ufficialmente per malattia, di fatto non si sa. Mancini la sua versione l'ha data da giorni: «Io non ho rapito nessuno». E l'avrebbe ripetuta ieri, durante un lungo interrogatorio.
Una faccenda carica di dubbi. Il primo ad averne è Armando Spataro, pm titolare dell'inchiesta. Scrive nella richiesta di arresto per Mancini: «Mancini e Pignero (il generale dei carabinieri Gustavo Pignero, predecessore di Mancini, ora agli arresti domiciliari. n.d.r.) potrebberoo avere taciuto al direttore del Sismi quanto stavano tramando, organizzando e quanto hanno poi realizzato con uomini di sua fiducia allo stato ancora sconosciuti. In alternativa, é possibile solo ipotizzare un concorso anche del direttore del Servizio, generale Pollari, anche nei reati ascrivibili al Mancini e al Pignero, per avere nascosto alla polizia giudiziaria, e di conseguenza all'autorità giudiziaria, le notizie ricevute in ordine al sequestro e al rapimento di Abu Omar». Dubbio non di poco conto. Perché se Niccolò Pollari, direttore del Sismi, sapeva, potrebbe aver agito su imput politico o, peggio, garantendo lealtà a un governo straniero.
C'è di più: secondo Spataro, «a carico di Mancini e Pignero si potrebbe ritenere la sussistenza del concorso morale diretto nel reato sotto il profilo del rafforzamento della volontà degli organizzatori ed esecutori del sequestro appartenenti alla Cia, derivante anche solo dalla mera consapevolezza che evidentemente costoro avevano circa la accondiscendenza del Sismi e dello stesso Governo italiano (al quale potevano ben far risalire la decisione ultima di non ostacolare o impedire l'azione)». Il Sismi, insomma, gestore di una sorta di Patriot Act all'amatriciana, applicato senza che nessun Parlamento lo abbia mai discusso e approvato. Una situazione che spingerebbe Mancini a proporsi cone «agente doppio» agli americani. Doppio potere, doppio stipendio, se la Cia non avesse declinato, rivela ai magistrati una barba finta. Contatti con i politici, del resto, sono documentati. Mancini, «ha sollecitato ed effettuato alcuni incontri con eminenti personalità politiche, tenute all'oscuro del reale svolgimento della vicenda, nella verosimile prospettiva di sollecitare possibili interventi a proprio favore presso il direttore del Sismi, gen. Pollari». E a Pollari, il 13 maggio 2006, Mancini dice di volersi dimettere e di averlo già comunicato a qualche politico.
Al telefono Mancini parla molto. Cosi il primo giugno lo intercettamo mentre da una cabina parla con il generale Pignero. E' preoccupato e ricorda a Pignero: «Ai miei ho detto esattamente quello che tu mi avevi detto, cioè che è un'attività illecita».
Ma allora perché ha accettato di partecipare alla caccia ad Abu Omar?, chiedono ora i magistrati milanesi a Mancini, talmente convinto di essere nel giusto da dirsi certo di vedere domani la partita della nazionale dal salotto di casa sua a Lugo di Romagna.
La risposta è un mistero avvolto attorno a un pasticcio istituzionale. E fin qui siamo sul profilo alto dell'indagine, quello che potrebbe finire in rogatoria internazionale con l'ordine di arresto di agenti Cia. C'è poi un altro filone che sta crescendo con una certa rapidità. Quello del fabbricatore di dossier agente Pio Pompa e del suo quartier generale in via Nazionale 230. I magistrati vi si sono imbattuti e hanno sequestrato un attico intero pieno di documenti fasulli.