La Francia in finale: basta un rigore di Zidane


Valentino Beccari
MONACO DI BAVIERA.E Francia sarà. Avversario nobile, partita nobile, stadio nobile. A Berlino, all'appuntamento con la storia, troviamo la nostra bestia nera. La Francia, quella della generazione di fenomeni, la stessa che ci estromise dai Mondiali del 1998 ai rigori e ci beffò due anni più tardi soffiandoci con destrezza un Europeo già vinto. È il passo d'addio di una squadra che ha vinto tutto e che si presenta stempiata e con i capelli grigi ad una partita che regalerà l'immortalità.
Allianz Arena gremita, come al solito. Qualche portoghese ha trovato il modo di entrare senza pagare l'ingresso. Quantomeno gli undici lusitani in campo, che anzi cercano di fare di tutto per valere il prezzo del biglietto, anche 1.200 euro al mercato nero davanti allo stadio.
Un'altra semifinale tutta europea, ma sicuramente molto più esotica di Germania-Italia. Portoghesi e francesi, un tempo grandi navigatori, hanno attinto a piene mani dalle ex colonie. Angola, Mozambico, Nordafrica e Martinica danno colore ed energia alle due Nazionali. Ma come se non bastasse, il Portogallo si è preso anche un brasiliano, Deco, che a San Paolo era uno dei tanti e che invece ad Oporto è diventato un eroe prima di trasferirsi al Barcellona.
Modulo speculare, quel «4-2-3-1» cosi in voga nella collezione estiva 2006. E quindi centrocampo presidiato. Abili giocolieri da una parte e dall'altra, gente che sa trattare la palla di collo, tacco e suola come Zidane, Figo, Deco e Cristiano Ronaldo. La differenza è là davanti: Henry parla lo stesso linguaggio tecnico di «Zizou», mentre Pauleta ha bisogno di un traduttore per intendersi con i suoi fantasisti.
Eppoi Henry è anche smaliziato, come ad esempio quando si procura il rigore del vantaggio francese. D'accordo, Ricardo Carvalho tocca il suo piede, ma l'attaccante dell'Arsenal non fa assolutamente niente per evitare l'impatto. Ricardo, il portiere che ha ipnotizzato gli inglesi nei quarti, prova a suggestionare Zidane, ma il fuoriclasse non si lascia certo condizionare dal primo che capita. Il Portogallo reagisce con rabbia ed orgoglio, punge ma non fa male. Cerca il rigore riparatore con Cristiano Ronaldo, ma il tuffo sembra quello di un Inzaghi da Prima repubblica e gli va bene che non viene ammonito. I «vecchietti» di Francia hanno ritrovato l'antico smalto e dall'alto della loro esperienza riescono a gestire la partita, a volte col fioretto e a volte affondando i colpi con la spada. Eppoi li in mezzo c'è Ribery, un campione per caso che fino a tre anni fa alternava il lavoro in fabbrica con le partite in terza divisione. Non sarà mai Zidane, ma è veloce. Non vanta buone letture ma legge bene la partita. È la vera scoperta del tanto bersagliato Domenech.
Felipe Scolari, il Ct più vincente della storia dei Mondiali, aveva accarezzato il sogno di giocarsi un altro titolo, come quattro anni fa. Ma allora guidava il Brasile e i giocatori potevano fare tutto da soli, qui ci sono i portoghesi che sono bravini ma non hanno mai vinto niente. Il Portogallo ci prova, insiste, va anche vicino al pareggio e l'occasione più clamorosa capita nel finale sulla testa di Figo, che deve solo appoggiare in rete da due passi ma che fa una cosa da interista e manda fuori. Suona la Marsigliese a fine partita, ma speriamo che sia l'ultima volta.

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