Metalli Colombo, è già scontro


PIEVE PORTO MORONE. Si era presentato con la fascia tricolore alla porta della Metalli Colombo per chiedere spiegazioni, quando i nuclei di osservazione ambientale del Comune gli avevano segnalato l'andirivieni di camion dalla fabbrica. Ma nessuno aveva aperto, e quindi non aveva potuto chiarire i suoi dubbi. Ora il sindaco Cobianchi, dopo la notizia dell'imminente dissequestro della fonderia, è infuriato. Con tutti. A partire, naturalmente, dal titolare dell'azienda della zona industriale.
«Mi è arrivata una lettera dai suoi avvocati, l'altro giorno, in cui denunciava la presenza insistente dei nuclei davanti ai cancelli - dice -. E allora? Lo sa da tempo che è sotto il constante controllo del Comune. E' guardato a vista, considerati i precedenti, notte e giorno. E continuerà ad esserlo. Se proprio lo vuole sapere, poichè non ho mai avuto il piacere di incontrarlo di persona, sappia che può considerarsi un sorvegliato speciale sul nostro territorio».
«Ora sono davvero al limite della sopportazione in questa dannata storia - sbotta poi il sindaco -. Ho un milione di cose da fare per il paese. Non posso continuare a stare dietro alla Metalli Colombo. Da quando sono sindaco è la priorità. Tutti i giorni ce n'è una. Ma non è possibile. Al termine del mio mandato dovrò dimostrare alla gente di avere fatto anche qualcosa d'altro, oltre a diventare matto per la fonderia, o no?». Il Cobianchi furioso ne ha per tutti. A partire dai suoi predecessori.
«Sono state le passate amministrazioni a dare il via a questo casino - dice senza tanti giri di parole -. Ci sono documenti in Comune con le firme di chi avallò l'intera operazione. Qualcun altro ha dato il permesso al signor Colombo di venire a Pieve Porto Morone. Se gli avessero detto di no subito, non saremmo qui a parlare della fonderia, a quest'ora».
Ma adesso il sindaco è lui. Sua la patata bollente. Con i sigilli messi dalla Guardia di Finanza, nel dicembre scorso, forse anche Cobianchi credeva di essere arrivato alla fine della vicenda. Invece, la fabbrica è a posto. Si è messa in regola e presto sarà dissequestrata. «Stiamo a vedere cosa succede - allarga le braccia alla fine -. Certo, non possiamo andare contro la legge, è chiaro. Siamo un'amministrazione comunale e dobbiamo utilizzare tutti i mezzi leciti a disposizione per continuare questa lotta. Ricominceremo con la Provincia. Faremo i nostri passi per andare fino in fondo anche a questa storia dell'autorizzazione per lo stoccaggio». «Ma di una cosa può stare certo, il signor Colombo - conclude il sindaco -: noi non abbasseremo la guardia. Mai. Non ci fidiamo. Controllare, notte e giorno, è un nostro diritto».

Giovanni Scarpa