Valentino, un'avventura nell'eleganza

VOGHERA. Dall'Oltrepo a Parigi non è poi un viaggio cosi lungo, ma nel dopoguerra era come andare in un altro mondo, di siderale distanza: Valentino Garavani intraprese quel cammino a 17 anni, con il coraggio dell'incoscienza e della passione per la moda, e con il sostegno fiducioso della famiglia. Oggi, mezzo secolo dopo, il couturier italiano da più lungo tempo famoso e amato nel mondo, ha un ricco 'medagliere" cui ha appena aggiunto la Legion d'Onore, massima onorificenza della Repubblica Francese.
Conferita un anno fa dal presidente Chirac, la Legion d'Honneur verrà consegnata al creatore italiano domani, nel salone di rappresentanza del Ministero della Cultura. La sera ci sarà poi una festa per 140 invitati, nel Castello di Wideville, dimora che Valentino ha acquistato e ristrutturato 11 anni fa, alle porte di Parigi. Oggi invece, alla vigilia della sfilata di haute couture, rivela alla stampa alcuni particolari poco noti della sua avventura nell'eleganza. Non tutti sanno che il giovane Valentino fu vincitore di un concorso (l'allora prestigioso Iws), insieme con Karl Lagerfeld e Yves Saint Laurent, e che fece pratica da Jean Desses e poi da Guy Laroche, ma non entrò invece nell'atelier di Balenciaga perchè proprio non gli riusciva di disegnare le protuberanze tipiche dello stile della maison. Nel 1959, ormai rodato, decise di tornare in Italia e la famiglia lo aiutò ad aprire un atelier a Roma. Tre mesi dopo, l'incontro fondamentale con Giancarlo Giammetti che per lui lasciò gli studi di architettura, diventando socio e compagno di vita, ma poi per sempre amico e complice, consentendogli di non occuparsi dei problemi materiali. Che Valentino abbia sempre vissuto un po' fuori dalla realtà, è vero. Per esempio, a chi gli chiedeva cosa pensasse del '68, una volta rispose: «Ah si, l'anno di una mia meravigliosa collezione bianca!». Artista si, ma lontano mille miglia dalla moda intellettuale: «L'ho sempre odiata, non la capisco e non l'accetto. Conquista qualche fashion victim ma diventa subito un insieme di stracci immettibili. Mi fa ridere chi della moda parla, parla...». In compenso «non ho mai offeso o ridicolizzato una donna e i momenti peggiori della mia vita di stilista sono stati quelli in cui sembravano imporsi certe mode, come le minigonne esagerate... ma io sono sempre andato per la mia strada. Il risultato è che mi hanno copiato tutti e in piazza Mignanelli c'è un archivio dove un disegnatore, in futuro, potrebbe attingere per fare almeno 500 collezioni!». Il futuro com'è, visto da un ragazzo di 74 anni, che ha venduto la sua azienda, che ne ha visto poi la quotazione in borsa, e che resta alla guida dello stile della maison, matita in mano? «Quando mi addormento mi dico, in fondo, di cosa mi posso lamentare? Tutto va bene». Ma quando, nella sua carriera lunga 45 anni, ha toccato davvero il cielo con un dito? «Forse ora, accorgendomi che tante giovani donne vogliono i miei abiti, sognano di avere un mio vestito da sera o di sposarsi in Valentino». Rimpianti? «Avrei voluto vestire un grande balletto classico, o un'opera come la Traviata». Momenti di sconforto?: «Tutto per me è stato in qualche modo leggero, non ho mai avuto rapporti isterici con la moda, non ho mai strappato un nastro da un vestito». Ma scontri con Giammetti? «Abbiamo litigato soprattutto per questioni private, personali. Comunque, con tenacia abbiamo creduto l'uno nell'altro. Io gli ho sempre trasmesso buonumore, lui il realismo e il senso del dovere un po' noioso.». E cosa pensa Valentino delle donne di oggi? «Anche se sono miliardarie, sono comunque diverse da quelle degli anni '60, di sconvolgente eleganza, come Marella Agnelli e Jacqueline Kennedy. Le politiche italiane, poi, puntano sul low profile. Ma a darmi veramente fastidio sono quelle donne che subiscono la grande varietà di scelta e non ci capiscono più niente: le brune si fanno tutte bionde e diventano color terracotta, camminano su sandali vertiginosi e portano certe borse ricamate... non se ne può più. Viva la polo bianca e i semplici pantaloni blu!». Siamo dunque arrivati al decalogo dell'eleganza, mentre nell'atelier arrivano fiori e biglietti di congratulazioni (rose colorate da Lagerfeld e bianche da Giorgio Armani, lettere da Jean Paul Gaultier e da Christian Lacroix..). Valentino suggerisce alle donne 5 pezzi 'facili" per comporre un elegante guardaroba di base: «Una piccola giacca corta, che sta meglio anche a chi ha i fianchi larghi, con gonna e pantaloni da coordinare, in tinta unita. Poi un abitino semplice, un 'little nothing", magari nero o blu, e un vestito lungo e fluente, leggero, da sera, ma semplice. L'incontro si chiude: ci sono le prove della sfilata, c'è Giammetti che freme. Proprio a lui tocca l'ultima domanda: se Marzotto cedesse il controllo di Valentino, che fareste? «Avremmo il diritto, secondo contratto, di non lavorare se non ci interessasse, se ci fosse un'Opa...potremmo smettere e fare tante cose che purtroppo ora non riusciamo a fare. Ma ci auguriamo che non succeda».