L'IDEA

Avuta conferma che l'Europa non si addice alle squadre sudamericane (ad eccezione del Brasile '58), soprattutto se, pur dotate di fuoriclasse, sono affidate a tecnici meno bravi di quelli europei e presuntuosi come Parreira e Pekerman, il Mondiale tedesco, tutto europeo, si offre alle ambizioni degli azzurri. A Lippi va il merito di aver saputo cambiare, rafforzando il centrocampo a maggiore protezione d'una difesa impenetrabile, e lasciando libertà alla fantasia di Totti, svincolato da compiti di copertura e schierato come seconda punta. Non solo: ha utilizzato tutti i giocatori, a parte Peruzzi e Amelia, sapendoli 'caricare" a dovere e ottenendo il massimo dell'impegno.
In pratica, in una Nazionale che non poteva contare, come nell'82, su 'blocchi" definiti, ha saputo creare un gruppo compatto, solido, dove i mugugni di Inzaghi e Del Piero sono stati ben metabolizzati. Ora quest'Italia, sulle ceneri di un calcio nazionale da ricostruire e rilegittimare con sentenze e nuove norme, indicata, alla vigilia, come vittima predestinata di Calciopoli, con umiltà e con concretezza, cinismo e un pizzico di fortuna (Lippi non se la prenda, ma non guasta mai) si prepara all'ennesima sfida con la Germania, che, rispetto ai valori tecnici espressi prima del Mondiale, non poteva essere indicata tra le favorite, ma che si trova, con il sostegno del pubblico e qualche distrazione arbitrale, in semifinale. Gli insulti di «Der Spiegel», i commenti interessati di quanti affermano che sarà l'Italia ad aver paura, testimoniano dell'apprensione con la quale i tedeschi, mai vittoriosi contro gli azzurri in un Mondiale, si apprestano alla sfida con il sostegno di un'intera nazione. A questo punto la differenza potranno farla Lippi, con la capacità di 'leggere" la partita, e i calciatori, con la capacità di gestire la fatica e di liberare l'inventiva. E proprio da 'Calciopoli", al contrario di quanto dichiarato da Beckenbauer, potrebbe venire quella spinta in più, quella voglia di riscatto che può segnare la differenza.