Cdl, governo dimissionario se serve il sostegno dell'Udc


ROMA.Se i voti dell'Udc saranno alla fine determinanti per approvare il decreto di rifinanziamento della missione in Afghanistan, il governo dovrà dimettersi. E' l'unico punto su cui tutta la Casa delle libertà sembra d'accordo. Udc compresa. Il centrodestra resta invece ancora radicalmente diviso sull'atteggiamento da tenere rispetto al decreto del governo.
Forza Italia, An e Lega ripetono: nessun sostegno, anche indiretto, al governo Prodi. Lorenzo Cesa, con la benedizione di Pier Ferdinando Casini, annuncia invece una «opposizione diversa» da parte dell'Udc. Votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan «non è una stampella» a Prodi, sottolinea infatti il segretario centrista, ma un gesto di responsabilità politica. E dunque conferma: l'Udc è disponibile a votare una mozione unitaria della Cdl, ma anche il decreto del governo, e invita gli alleati a fare altrettanto.
Al Cavaliere, Cesa spedisce poi messaggi nient'affatto rassicuranti. «Non ho voglia di polemizzare con Berlusconi anche perché - sottolinea - non è all'ordine del giorno il tema del prossimo candidato premier del centrodestra. Nel momento in cui lo sarà, i partiti stipuleranno nuovi patti elettorali. Quelli vecchi li abbiamo rispettati lealmente come sempre. E sono scaduti il 9 aprile». Come dire: è tutta da vedere chi sarà il prossimo candidato premier del centrodestra, ma andrà ricontrattata anche l'alleanza interna del centrodestra.
Anche un altro centrista come Mario Baccini, vice presidente del Senato, ad avvertire comunque che «se i voti dell'Udc dovessero essere determinanti, è chiaro che non c'è una maggioranza di governo in politica estera, e quindi, questa volta, ha ragione Parisi, si torni immediatamente al voto». Un'argomentazione su cui sono un po' tutti d'accordo nella Cdl.
Al contrario è il voto favorevole dell'Udc ad aprire le polemiche. Il centrodestra deve «lasciar affondare il governo», sostiene Maurizio Gasparri (An). «Affermare che i nostri soldati all'estero devono avere il nostro sostegno, vuol dire usare un falso argomento». E anche Marcello Pera (Fi) sembra rivolgere un ammonimento all'Udc: «Mai la stampella, mai l'aiuto sottobanco, mai l'aiuto interessato. L'opposizione deve fare una cosa sola, non deve prestarsi ad aiuti surrettizi nei confronti della maggioranza».
In realtà in pochi sembrano disposti a credere che il governo possa davvero cadere sull'Afghanistan. E cosi dal centrodestra si alzano critiche al decreto del governo di segno opposto. C'è chi, come il forzista Giorgio Lainati, stuzzica Rifondazione, Pdci e Verdi accusandoli in sostanza di aver «svenduto» il proprio impegno pacifista per la conservazione delle proprie poltrone. «Dopo aver fatto negli ultimi quattro anni del pacifismo senza se e senza ma la loro bandiera, oggi l'ammainano nel nome di un termine che non vuol dire sostanzialmente nulla: la discontinuità». Ma dentro Forza Italia c'è anche chi, come Sandro Bondi, sostiene la tesi opposta, e cioè che è il governo ad essere «sotto ricatto dell'estrema sinistra» e che, pur di accontentarla, assumerà una posizione «elastica e ingannevole».

Andrea Palombi