UNA ROTTURA STORICA


Liberalizzare alcuni servizi fondamentali in un Paese di plurisecolare tradizione corporativa, scarsamente vocato alla concorrenza fra i soggetti privati, è una sorta di silenziosa rivoluzione. Da noi le professioni si chiamano libere e però risultano quasi sempre praticabili soltanto nei limiti prefissati da chi già le esercita, attraverso potenti Ordini professionali. Una ingessatura antica sopravvissuta, da noi, all'Illuminismo e alle sue modernizzazioni liberali.
Coi decreti governativi di ieri anche l'Italia entra con più decisione -, si spera, con più tangibili vantaggi per gli utenti - in Europa. Per comprare o vendere un'auto non bisognerà più recarsi da un notaio; bus privati potranno essere affiancati a quelli pubblici nelle città; i farmaci da banco si potranno comprare pure nei supermercati; gli assicuratori non rappresenteranno più una sola azienda ma potranno offrire al cliente un ventaglio di differenti RC auto; le banche dovranno informare di più e meglio i clienti; e cosi via.
La struttura corporativa era in Italia cosi compenetrata con professioni, servizi, mestieri, ecc. che il fascismo puntò a costruire una Italia dei Fasci e delle Corporazioni. Del resto, una operazione analoga aveva compiuto lo Stato unitario dopo il 1861 facendo prevalere le legislazioni più rispettose delle corporazioni esistenti su quelle decisamente più europee e quindi più liberali di Stati come l'austro-ungarico Lombardo-Veneto, come il francese Ducato di Parma, come la Toscana dei Lorena. Per esempio, la farmacia - altrove libero esercizio, col solo rispetto di certe distanze - divenne da noi uno strano bene in concessione pubblica e però trasmissibile a figli e nipoti e comunque commerciabile.
L'Unione Europea ha però imboccato la strada delle liberalizzazioni e in tale direzione vanno gli attuali decreti del governo Prodi seguendo alcune prescrizioni dell'Antitrust. E' una rivincita a distanza di un grande liberale come Luigi Einaudi il quale polemizzò per una vita contro i monopoli privati. Diciamo pure che alcune di queste attività «protette» sono sempre risultate opache o quasi impenetrabili agli accertamenti fiscali. Comunque, quando escono i ruoli dei contribuenti, il divario fra redditi autonomi e/o professionali e redditi da lavoro dipendente ben remunerato appare enorme. Davvero due Italie.
Immessi questi nuovi elementi di liberalizzazione, occorre però che il potere pubblico vigili seriamente affinchè non si ricreino ad altro livello gli oligopoli di prima. Il nostro è un Paese in cui banche, assicurazioni, professionisti, tassisti, farmacisti, ecc. non rinunciano facilmente alle vecchie rendite di posizione. Quando è stata liberalizzata la rete elettrica e creata la Borsa di queste tariffe, il costo per gli utenti è rimasto, come minino, invariato in quanto i gestori si sono subito accordati per tenere alte le tariffe ricreando un vero e proprio cartello. Questo il nodo cruciale di ogni liberalizzazione: perchè non diventi «all'italiana», strategico è il monitoraggio, il controllo e l'intervento pubblico attraverso l'antitrust. Era ora.

Vittorio Emiliani