Klinsmann: «Germania aggressiva»
BERLINO. In Baviera non hanno esitato ad abbattere il povero Bruno. Due colpi di proiettile e l'orso errante, convinto che il trattato di Schengen valesse anche per lui, è finito imbalsamato in un museo di Monaco. La Germania rispolvera antichi istinti guerrieri e dissotterra l'ascia di guerra. O, meglio, l'arco, visto che i giocatori del Wunderteam si sono esercitati con l'arma di Guglielmo Tell.
Il bersaglio è grosso. L'Argentina è più lupo che orso. Agile e feroce, cinica e abile. Sfuggente e violenta. La seduta di tiro con l'arco rientra nel metodo di approccio psicologico alle sfide che Klinsmann ha estratto probabilmente da un dvd pescato in una videoteca della California. Il Ct demanda la tattica al suo vice, ma per spogliatoio e psicologia fa tutto in casa. Una sorta di Freud del terzo millennio, che voleva far giocare la Germania in maglia rossa perchè il rosso rende più aggressivi. La Federazione, però, lo ha obbligato alla tradizionale muta bianca.
Comunque, i fatti stanno dando ragione al Ct yankee, che oggi a Berlino si gioca l'occasione della vita. La Germania è tutta per lui ed anche la stampa si è allineata all'allenatore. Addirittura gli è stata intitolata una strada di Geislingen an der Steige, il paesino del Baden-Wuerttemberg dove crebbe e cominciò a giocare a calcio. Nessuna voce fuori dal coro, gruppo unito e persino il «ribelle» Kahn ha singhiozzato un paio di parole di elogio per Lehmann. Il Wunderteam è carico. Ci sono ottanta milioni di tedeschi che spingono ed anche anonimi maniscalchi del pallone come Mertesacker e Metzelder si sono convinti di essere forti. Merito delle grandi capacità di persuasione del Ct psicologo.
«Siamo forti, convinti, decisi - assicura - Essere arrivati tra le prime otto non è un traguardo ma un punto di partenza. Giochiamo in casa, davanti al nostro pubblico, rispettiamo l'Argentina ma non abbiamo paura. Voglio una partenza come contro la Svezia. Voglio una squadra aggressiva dal primo minuto».
L'orso, o meglio il lupo, è avvertito. Alle ore 17 inizia la battuta di caccia. Klose e Podolsky sono cecchini precisi, hanno già colpito in questo Mondiale. Frings è «cane da riporto» a cui la preda sfugge difficilmente e, se non bastasse, c'è Ballack, che può colpire il bersaglio anche da lontano.
«Ad inizio torneo l'Argentina metteva paura - dichiara il capitano - ma adesso sono un po' meno convinti. Siamo noi i veri favoriti».
Già, l'Argentina non è più quella che ha impallinato la Serbia. Il Messico l'ha riportata sulla terra. Il maestro Pekerman deve riprendere in mano i suoi testi universitari e rispiegare la lezione. O forse deve capirla bene anche lui. E allora l'uomo delle certezze, quello della formazione chiara, non è più cosi sicuro. Traduzione: non è detto che Crespo-Saviola sarà il tandem offensivo di partenza. Avanza la candidatura Tèvez. L'attaccante del Corinthias è più «cattivo» del peso piuma del Siviglia. Segnato da un'infanzia difficile e da una pentola di acqua bollente che gli è finita in faccia da bambino.
«Cosi metto paura agli avversari - dichiara Carlitòs - Ho voglia di giocare, mi sento bene, sono pronto».
Non dovrebbe, invece, partire dall'inizio Lionel Messi, ormai rassegnato a vivere un Mondiale da pagina interna.
Germania(4-4-2): 1 Lehmann; 3 Friedrich, 17 Mertesacher, 21 Metzelder, 16 Lahm; 19 Schneider, 8 Frings, 13 Ballack, 7 Schweinsteiger; 11 Klose, 20 Podolsky. All. Klinsmann.
Argentina(4-4-2): 1 Abbondanzieri; 21 Burdisso, 2 Ayala, 6 Heinze, 3 Sorin; 18 Maxi Rodriguez, 8 Mascherano, 10 Riquelme, 22 Luis Gonzales; 9 Crespo, 11 Tevez. All. Pekerman.
Arbitro:Lubos Michel (Slovacchia).