Sono tutti felici e contenti ma in sostanza è un rinvio
La «concertazione» è resuscitata, ma la sua resurrezione ha un costo. Il capo del governo ha salutato la ripresa del confronto organico con le parti sociali quasi come un evento storico, sottolineando l'irrinunciabilità di questo metodo per fare le riforme importanti di cui il Paese ha bisogno, però la soddisfazione di tutti i convenuti all'affollatissima riunione di ieri è stata guadagnata grazie al dimezzamento della manovra «lacrime e sangue» che tutti si aspettavano.
La manovra correttiva che i ripetuti allarmi del ministro dell'Economia avevano fatto lievitare a qualcosa come 14-15 miliardi di euro, sarà sostituita da una «manovrina» da 7 miliardi, senza tagli e senza sacrifici per nessuno, sostanzialmente limitata all'articolata strategia di recupero dell'evasione e di sbarramento all'elusione fiscale messa a punto dai tecnici di Vincenzo Visco.
Erano stati prospettati tagli alla spesa sanitaria, interventi sulle pensioni, blocco dei contratti del pubblico impiego, e i sindacati avevano già predisposto le loro barricate. Ieri invece si sono sentiti dire che niente di tutto quello entrerà nella manova correttiva, che basterà un po' più di rigore nella spesa corrente e che il grosso sarà affidato al recupero di evasione e elusione. Il tutto per un valore di mezzo punto di Pil (per l'appunto, 7 miliardi) che farebbe scendere il deficit 2006 sotto al 4 per cento.
Era difficile che una simile inversione di rotta non incontrasse il consenso pressoché unanime. Qualche perplessità, tuttavia, si agita in Confindustria, dove peraltro era già stato digerito il rinvio del taglio del cuneo fiscale alla Finanziaria per il 2007.
Al di là della soddisfazione con cui il presidente del Consiglio ha salutato questa nuova inaugurazione del metodo concertativo - che era stato esplicitamente abolito dall'ultimo governo Berlusconi - resta il timore che questo indubbio successo politico sia stato pagato al prezzo di un sostanziale rinvio dei problemi: il grosso dell'intervento di risanamento finanziario, infatti, è rinviato alla legge Finanziaria per il 2007 il cui valore dovrà arrivare a 2 punti e mezzo di pil (35 miliardi) che non sono uno scherzo e non è detto che bastino a riportare il deficit sotto il 3 per cento.
Ora bisognerà vedere come Bruxelles e le agenzie di rating valuteranno questi passi, ma intanto si torna a parlare di un possibile rinvio di un anno della scadenza concordata per il rientro nei regolari parametri di deficit.
D'altra parte è certo che stabilire un clima di collaborazione e di dialogo con le parti sociali (nonché con le componenti più radicali della maggioranza) è la premessa necessaria per dare all'esecutivo il fiato per andare avanti e fare quello che è necessario.
Bene il metodo, quindi. Quanto ai risultati, per poterli valutare bisognerà aspettare qualche mese.