«Il veleno degli altri»: un insolito giallo firmato da Paolo Brera
PAVIA. Si intitola «Il veleno degli altri» ed il vero perchè lo si capisce solo arrivati alla fine del libro. Del resto, è cosi per tutti i gialli. Anche se questo, uscito dalla mente di Paolo Brera (figlio della ben nota penna del GioanBrerafuCarlo) sfugge un po' a tutte le regole del giallo. Certo, c'è un omicidio come nei classici del genere, ma nei fatti non c'è un assassino vero e proprio da cercare risalendo la pista gli indizi sparsi tra le 206 pagine del volume.
E del resto anche il movente e la dinamica del delitto non bisogna neppure cercarle troppo, saltano fuori fin dalle prime pagine. Tutto è spiattellato li, quasi non occorresse andare avanti nella lettura per avere un quadro chiaro di tutto. Invece, all'improvviso tutto si ribalta, si incastra in un gioco di specchi e a quel punto, si finisce a faticare persino nella distinzione dei buoni e dei cattivi della storia che fino ad allora sembrava procedere in una linearità quasi banale. E, se una volta arrivato alla fine, al lettore sembrerà che manchi un capitolo, allora il gioco in giallo concepito di Paolo Brera avrà ottenuto l'effetto voluto.
Lui si diverte molto a definire il suo libro: «Non è un giallo, non è un noir - dice - Anzi credo che l'indagine vera stia proprio nel lavoro di ricerca del lettore per trovare quante volte ho violato le regole di questo o quel genere letterario».
Ambientato a Milano, i protagonisti di «Il veleno degli altri (Todaro editore, 14 euro) si muovono in uno scenario fatto di ambienti trendy e spietati della pubblicità e dell'immagine e di piccole precarietà da periferia. Al centro di tutto c'è Tea, giovane segretaria che lavora in nero per una rampante della comunicazione, che per una lunga serie di torti subiti mette in scena il delitto perfetto. Un omicidio, il cui prologo verrà raccontato più volte, un capitolo a seconda della personale visione dei vari attori della storia. Personaggi che fino a metà libro non dialogano mai, ma raccontano (a volte anche in modo troppo ripetitivo) ciò che hanno detto agli altri. Personaggi che hanno somiglianze con amici e conoscenti dell'autore, ma solo una è dichiarata: la pavese Maria Adalgisa De Luigi, alla quale il libro è dedicato.