«Su tutte le nomine deciderò io»
PAVIA. Non chiamatela verifica politica. Perché, da verificare, c'è poco o niente. Parola di Piera Capitelli che, ieri, ha rimesso in linea la maggioranza che la sostiene, puntualizzando e precisando. E, prima di tutto, sottolineando a beneficio della Margherita e di Rifondazione che il programma va bene cosi com'è. Non è una verifica, dunque, termine che si associa con la crisi politica, ma un rimpasto, possibilmente il meno traumatico possibile. Almeno nelle buone intenzioni del sindaco.
Sindaco Capitelli, la Margherita sostiene che questo primo anno d'amministrazione non è stato esattamente esaltante. Insomma, un giudizio che lascia intendere la necessità di una verifica politica.
«Non direi. Le elezioni politiche, quelle amministrative e poi il referendum mostrano una città di Pavia che, rispetto al resto della provincia e a volte rispetto alla regione, tiene testa al centrodestra. Lo leggo, se permette, come un giudizio almeno non negativo nei nostri confronti. E noto, al contrario, un consenso diffuso sulle scelte concrete e sulle strategie di questa amministrazione».
Non vorrà sostenere che sono tutte rose e fiori.
«Se lei intende dire che la gente non è soddisfatta di alcune situazioni precise, penso alla pulizia delle strade e alle manutenzioni, sono d'accordo con loro. Sotto questo profilo abbiamo bisogno di migliorare. Devo anche dire, per essere franca, che alcuni settori dell'amministrazione vanno veloci, altri meno».
Quali?
«Mi permetta di non dirlo. La gente osserva e vive la città e sa di cosa parlo».
Il segretario provinciale nonché senatore della Margherita Daniele Bosone ha messo dei paletti sull'iter per arrivare alle prossime nomine in giunta e nei consigli d'amministrazione.
«Sono d'accordo con lui. Fatte salve le competenze specifiche del sindaco».
Ossia, che alla fine deciderà lei nomi e incarichi.
«L'ultima parola spetta sempre al sindaco».
E' nota la stima che lei ha di Nicola Adavastro. Dunque, sarà lui il prossimo presidente di Asm? A dire il vero, la Margherita rivendica quella poltrona.
«Non c'è nulla di ufficiale fino ad ora, ne discuteremo al tavolo politico. Posso però dirle che in tal senso c'è una richiesta dei Ds. Personalmente, Nicola ed io abbiamo condiviso una lunga militanza politica. Penso che sia un politico e un amministratore dalle grandi risorse e, nello stesso tempo, un personaggio scomodo ma anche cosi trasparente e corretto da rendere facile il rapporto con lui».
Lei però ricorderà la lettera di accuse di Adavastro alla politica, ai poteri forti. Risale a un anno fa.
«L'avevo letta, ma ora non la ricordo. Non per altro, ma di show del genere Nicola ne ha fatti parecchi. Alla fine ci si confonde».
Beh, lei è sindaco da un anno: il giudizio di Nicola Adavastro sulla presenza ossessiva dei poteri forti a Pavia era corretto?
«No, aveva torto, credo che anche lui, oggi, possa riconoscere di aver utilizzato un termine sbagliato».
Un passo indietro. Lei ha chiesto ad Adavastro di guidare Asm. E se la Margherita s'inpuntasse sul nome di Andrea Albergati. Difficile non ritenerla un'ottima candidatura...
«Io rispetterò le decisioni che saranno prese al tavolo politico. Se i Ds rinunceranno alla presidenza dell'Asm, non avrei alcuna difficoltà a scegliere da una rosa di nomi che mi saranno proposti. E se potessi decidere la nomina di Andrea Albergati, sarei ben felice di farlo».
Non sarà, comunque, una verifica politica facile. Rifondazione è pronta ad uscire dalla maggioranza, l'Udeur vuole entrare e ci sono più di una decina di poltrone da assegnare entro l'estate.
«Lo ripeto: non ci sono verifiche politiche da fare, né sui contenuti né sulle strategie. Si tratta di assegnare due assessorati e numerosi incarichi, alcuni di prestigio. Ai tavoli politici ovviamente non parteciperò: si confronteranno i partiti, poi ascolterò la loro sintesi e deciderò».
Non può negare che, vista la situazione, sia concreto il rischio di impasse se non di crisi.
«Intanto tutte le forze politiche dovranno cercare di non creare tensioni. Anche perché la gente non capirebbe come sia possibile che, con tanti progetti e cose da fare, ci si impunti per delle poltrone».
Le tensioni già ci sono. Pablo Genova, segretario cittadino di Rifondazione, non esclude di uscire dalla maggioranza.
«Credo che le sue siano state delle dichiarazioni perlomeno frettolose».
In che senso?
«Nel senso che tali affermazioni potrebbero essere riviste. Il mio obiettivo è quello di allargare la maggioranza con Udeur e Prc insieme e non obbligatoriamente con entrambe le forze politiche rappresentate in giunta».
Pensa ad un rimpasto di deleghe sostanziale?
«Tenderei ad evitarlo, assegnando solo quelle scoperte. Anche se, in effetti, ci sono alcuni assessori, come dire, sovraincaricati. Insomma, il minimo rimpasto possibile per le deleghe, anche perché ormai molti di loro stanno lavorando su specifici temi da un anno e si provocherebbero problemi organizzativi».
Lei pensa di mantenere la gestiore diretta del personale del Comune?
«Si, certamente: sarà una delega della quale continuerò ad occuparmi».
Tante poltrone da assegnare, tanti nomi in corsa. E appetiti da soddisfare. Alla fine, quanto riuscirà a coniugare appetiti con competenze?
«E' un vecchio problema. Per competenza si intende l'unione del sapere con il saper fare. E non sempre, nelle scelte, l'equilibrio è quello necessario».
Beh, a volte manca persino del tutto il sapere o il saper fare.
«Diciamo che spero di rispettare il criterio della competenza almeno per l'80 per cento delle scelte».
Una sola domanda fuori dai temi strettamente politici. L'estate è già nel suo pieno e si annuncia anche ricca di eventi di cultura e spettacolo. Notti di suoni. E di gente che invece vuole solo dormire.
«Rivolgo un appello ai pavesi. Vogliamo, tutti, una città con più turisti e più conosciuta in Italia e nel mondo. Questo impone, si, anche qualche piccolo sacrificio. Una città che non vuole diventare un dormitorio di lusso, non può spegnere la sua vita alle undici di sera. Naturalmente, con civiltà e rispetto delle esigenze di tutti».