Negata l'immunità a Bossi

ROMA.Non sono coperte da immunità parlamentare le parole con cui Umberto Bossi, durante una manifestazione della Lega Nord nel 1997, offese la bandiera italiana («con il tricolore ci possono pulire il c...»). Lo ha deciso la Corte Costituzionale che, con la sentenza 249 depositata ieri in cancelleria, ha annullato la delibera di insindacabilità parlamentare adottata dalla Camera nel 2002, dando cosi ragione alla Corte di appello di Milano che aveva sollevato il conflitto tra poteri dello Stato davanti alla Consulta. Bossi torna dunque sotto processo, ma non rischia più il carcere: a gennaio del 2006 il Parlamento ha depenalizzato i reati di opinione. E per il vilipendio alla bandiera italiana ora si rischia una multa da mille a 500 euro e da 5.000 a 10.000 euro se l'offesa al tricolore è avvenuta in pubblico o in una pubblica riunione o cerimonia ufficiale. La Corte Costituzionale fa notare che le espressioni usate dal leader del Carroccio «non trovano corrispondenza in alcun atto o intervento parlamentare del deputato stesso». La Corte ribadisce, come ha già fatto in passato in casi analoghi, che ci deve essere «un nesso funzionale» tra le dichiarazioni rese al di fuori dell'attività parlamentare e quelle tipicamente parlamentari (interpellanze, interrogazioni etc). Nesso che nel caso di Bossi manca.