Pavia, l'esempio del capitano
PAVIA. Anche nella prossima stagione una delle colonne del Pavia sarà Roberto Bandirali. Il giocatore si appresta a iniziare il quarto campionato consecutivo con la maglia degli azzurri, che proprio ieri hanno perfezionato l'iscrizione in C1. Oltre a guidare la difesa, d'ora in poi potrebbe essere il principale punto di riferimento dello spogliatoio. Vista l'ormai scontata partenza del capitano Paolo Sciaccluga, in qualità di suo vice dovrebbe essere proprio lui a ereditarne la fascia. Un ruolo che solo in apparenza non gli calza a pennello. Bandirali infatti è un uomo di poche parole ma riesce comunque ad essere un leader. Cosi almeno lo considerano i compagni, soprattutto quelli più giovani. Che riconoscono in lui un modello da imitare sul piano comportamentale, in partita ma soprattutto durante gli allenamenti. Un giocatore da cui poter apprendere i classici segreti del mestiere, che gli permettono a 34 anni di essere ancora uno dei migliori difensori della C1.
Bandirali, c'è un interessamento nei suoi confronti del Pizzighettone?
«Anch'io ho sentito questa voce ma nessuno mi ha contattato. Gli apprezzamenti fanno piacere ma non voglio muovermi da Pavia».
In nessun caso?
«Beh, non sono ipocrita per cui se mi dovesse arrivare una proposta dalla B la valuterei. Ma a 34 anni non penso che qualcuno voglia puntare su di me. In C1 invece Pavia è un'ottima piazza e mi va benissimo rimanere qui».
La convince il ringiovanimento della rosa?
«Si. In tanti anni di serie C ho notato che per aspirare al vertice possono bastare cinque o sei elementi d'esperienza, affiancati a giovani che si vogliono mettere in luce e che si sappiano inserire in fretta. La conferma l'abbiamo avuta due anni fa a Pavia. E poi noi possiamo contare su due punte come Veronese e Chianese che garantiscono una decina di reti a testa. In questa categoria è fondamentale avere chi segna».
Ad innescarli però non ci sarà più Sciaccaluga...
«Non è detto. Paolo mi aveva confessato di volersi avvicinare a casa ma spero ancora che resti con noi. E' un giocatore con pochi eguali in C1 ed è un punto di riferimento per lo spogliatoio».
Se va via Sciaccaluga, sarà lei il nuovo capitano?
«Non spetta a me decidere. Però sarei felice di indossare la fascia. L'ho già avuta per due anni e mezzo alla Pro Patria in C2 e per sei mesi al Castel Di Sangro in C1. E' un attestato di stima importante».
Si sente un leader?
«No. Sono timido, non mi piace parlare né tanto meno comandare. Però da qualche anno a questa parte cerco di essere un esempio per i giovani, facendomi capire coi fatti sul campo. A maggior ragione proverò ad esserlo nella prossima stagione, anche senza essere il capitano».
Che consiglio dà ai ragazzi che arriveranno?
«Di tenere la testa ben piantata sulle spalle. In tutti questi anni di carriera ho visto un sacco di talenti che poi si sono persi perché avevano limiti psicologici. I piedi sono importanti ma serve di più la mente, che poi è anche quella che li aziona».
I suoi compagni di reparto dovrebbero andare via tutti. Come si sente?
«Triste. C'era un ottimo gruppo, che ci ha permesso di vivere due anni indimenticabili. In difesa poi eravamo molto affiatati. Ho parlato pochi giorni fa con Fasano. Era felice per essere approdato al Ravenna ma al tempo stesso ancora rammaricato per la partenza da Pavia. Mi spiace anche per l'addio di Preite e quello probabile di Gorini».
Sorpreso dall'approdo di Battaglia in A nel Chievo?
«No. E' un ottimo difensore e un ragazzo serio. All'inizio ha avuto difficoltà a calarsi nella realtà della C1 ma è stato bravo a non mollare, continuando a lavorare sodo in allenamento. Poi, quando il mister gli ha dato una chance, l'ha sfruttata. Se l'anno prossimo arriveranno altri giovani come lui possiamo toglierci molte soddisfazioni».
Michele Lanati