«No al turismo per lo sballo»

BRUXELLES. Viene chiamato «turismo della droga» ed è nelle intenzioni dell'Unione europea mettere a punto strumenti per fermarlo, controllando le frontiere, promuovendo la cooperazione tra forze di polizia, agendo li dove previsto dagli accordi Schenghen. Perchè se l'Ue non può vincolare i paesi membri all'adozione di misure e norme in materia di utilizzo di sostanze stupefacenti, può e vuole attuare una strategia che «scoraggi qualsiasi tipo di consumo di droga», ha sottolineato il vicepresidente e commissario per giustizia, libertà e sicurezza Franco Frattini.
L'occasione è stata una conferenza stampa tenuta insieme con il commissario per le relazione esterne Benita Ferrero-Waldner e quello alla sanità Markos Kiprianou, in occasione della giornata mondiale per la lotta contro la droga. Sono 8.000 le persone che muoiono ogni anno in Europa per cause direttamente legate alla droga, più di 20 mila per motivi che indirettamente ne riguardano il consumo, come gli incidenti dovuti alla guida in stato di alterazione o infezioni e malattie, mentre si calcola che ogni mese circa 1 milione e mezzo di europei fa uso di cocaina e 12 milioni di cannabis di cui 3 milioni con frequenza quotidiana. Su queste cifre si sofferma oggi la Commissione sottolineando l'urgenza di un problema per il quale l'Ue ha adottato già lo scorso anno un piano d'azione per il periodo 2005-2008, che ha come obiettivo la riduzione in primo luogo della domanda di sostanze per poter ridimensionare l'offerta. La collaborazione parte proprio dalla Commissione che rinnova l'impegno in più ambiti, verso i paesi terzi per esempio, che negli ultimi tre anni si è quasi raddoppiato.
«Il nostro intervento mette l'accento sulla promozione di progetti di sviluppo alternativo», ha detto Ferrero-Waldner citando, oltre agli interventi in Afghanistan che «si concentrano sulla promozione dello sviluppo rurale e per i quali sono stati impiegati 250 milioni di euro solo nel 2005», l'azione in Bolivia e in Colombia per «aiutare a ridurre i danni della droga sulla società». La droga come problema che tocca l'intera società, quindi, con danni e ripercussioni anche «su chi non fa uso di sostanze stupefacenti», ha sottolineato Kyprianou, segnalando che «nelle prigioni europee, per esempio, il consumo di droga può coinvolgere dal 22% all'86% dei detenuti, con notevoli differenze tra i vari paesi».
Una situazione talmente grave, stando al responsabile Ue alla salute, da indurre l'Unione a lanciare entro il 2007 un piano d'azione che affronti proprio il problema della droga nelle prigioni attraverso un attento monitoraggio interno, attività di prevenzione e di riabilitazione, una volta esaurito il periodo di detenzione, ha indicato il commissario. Bruxelles chiede inoltre il contributo della società civile per la lotta alla droga: è di questi giorni l'approvazione, da parte della Commissione, di un libro verde, stilato, su iniziativa del vicepresidente Frattini, che lancia un appello ad associazioni, organizzazioni e servizi del settore affinchè si stabilisca con le istituzioni europee un dialogo continuo e concreto sul tema.