Milano volta le spalle al centrodestra

ROMA. Se è vero che - come ha detto Bossi - la Lega da domani ricomincia, allora ricomincia da ventitré. Tante sono le province italiane che hanno approvato la riforma costituzionale voluta dal centrodestra. E la coalizione costruita sull'asse Berlusconi-Bossi, che si vantava di rappresentare le aree più avanzate del Paese, si è rintanata nelle tradizionali roccaforti nordiste.
Nell'Italia settentrionale ha vinto il No, che ha raggiunto il 52,6%. Come alle elezioni regionali, il solo Lombardo-Veneto si è confermato fedele al centrodestra, che però stavolta ha perso non solo a Venezia, ma anche a Milano, in città ancor più che nell'hinterland. La provincia ambrosiana è l'unica ad aver voltato le spalle alla Casa delle Libertà, che invece ha vinto largamente a Sondrio, la città di Giulio Tremonti, garante del patto Berlusconi-Bossi (65,4%), nella Bergamo dell'ex ministro Calderoli, padre della riforma (62,7%), a Como (62,6%), nella Varese di Maroni (59%,2), a Brescia (58,5%), Lecco (56,5%), fino a Cremona (53,4%) e Pavia (52,5%). La Lega ha tenuto i suoi feudi, e i suoi simboli: a Pontida il Si è arrivato al 67,4%, a Cassano Magnago che ha dato i natali al leader, al 60%, nel piccolo comune di Gemonio al 64%. Una pioggia di Si nei piccoli centri varesini: a Clivio, Cuveglio, Marzio, mentre i comuni più grandi hanno dato segni di riflusso. Anche le valli bergamasche hanno risposto con il solito entusiasmo alla chiamata alle armi dei leghisti: Mornico al Serio (84,1%), Foresto Sparso (82,5%), il piccolissimo Gerosa Valle Brembilla (80,25), Ghisalba (76,4%). Fuori dalle aree a più alta densità leghista la musica è diversa. Nel resto del nord sembra aver tenuto il voto di Forza Italia. Cinque le province venete che hanno detto Si alla devolution: Verona (61,5%), Treviso (59,6%), la Vicenza dello show berlusconiano davanti agli industriali (59,4%), Belluno (53%), Padova (52,9%). Complessivamente la regione governata da Galan è stata quella migliore per il centrodestra, con i Si al 55,3%, mentre il 54,6% della Lombardia ha dato modo al presidente Formigoni di bacchettare quanti non hanno «remato abbastanza». In Piemonte hanno vinto nettamente i No (a Torino il 62,8%), e il centrodestra si è dovuto accontentare delle province di Cuneo, Biella e Verbania. In Friuli-Venezia Giulia il centrodestra si è fermato un punto sotto la maggioranza, vincendo solo a Pordenone (55,3%) e per un soffio a Udine (51,9%). La Liguria si conferma terra ostica per i berlusconiani, che l'hanno spuntata solo per una manciata di voti a Imperia, la città di Claudio Scajola. I confini della Padania, intanto, si fanno sempre più fragili: a Piacenza i Si sono stati il 47,6%. (a.g.)