«Ecco i limiti dell'esame che venne fatto nel 1945»

PAVIA.«Cattabeni è stato un grandissimo medico legale, ma ci sono alcuni aspetti nel verbale della ricognizione necroscopica da lui effettuata sul cadavere di Mussolini che lasciano perplessi - sottolinea il professor Giovanni Pierucci - Non c'è traccia, ad esempio, del foro di entrata di un proiettile riscontrabile sul collo. Va anche detto a sua discolpa che Cattabeni dovette procedere in condizioni di assoluta precarietà, in un ambiente in cui regnava un caos totale, dove chiunque poteva entrare ed uscire, mentre i partigiani insistevano perchè concludesse in fretta il suo lavoro, e, ovviamente, senza l'ausilio dei moderni strumenti di cui si avvale la medicina legale».
Un buon esame autoptico da dove dovrebbe cominciare?
«Intanto da un'analisi accuratissima degli indumenti indossati dalla vittima, che per il medico legale sono come la pelle e che possono consentire sia di stabilire la distanza da cui è partito il colpo mortale, sia il recupeo di eventuali proiettili rimasti fra gli abiti. Poi sarebbe necessario fare una serie di accertamenti radiografici, se non una Tac post-mortem; quindi i rilievi fotografici. Il tutto compiuto con estrema calma, senza alcuna fretta, ma con precisione e non trascurando i dettagli». Il professor Pierucci non nasconde la passione personale per il giallo della morte di Mussolini. Un giallo anche pavese, visto che provenivano dall'Oltrepo i 12 partigiani che formarono la scorta al colonnello Valerio (l'alessandrino Walter Audisio), presunto unico giustiziere del duce e di Claretta Petacci.