Il mistero della Gioconda
ALBUZZANO. «Cosi sono diventato custode di uno dei segreti della Gioconda di Leonardo». Roberto Grazioli, restauratore e decoratore di affreschi e marmi antichi, custodisce in un caveau a Milano una delle rare copie al mondo dell'incisione di Monna Lisa, realizzata da Luigi Calamatta nel 1829. «Ciò che è sensazionale - dice - è che il viso al Louvre ha una smorfia, la mia incisione no».
La vita di Grazioli e della sua compagna-ispiratrice Luisa Valentini è cambiata nell'autunno del 1998. «Sto girovagando per un mercato dell'antiquariato a Berlino - racconta - quando m'imbatto in quella che sembra una stampa antica della Gioconda in bianco e nero. Per la verità ero attratto dalla cornice inglese di metà Ottocento. La compro per 280 marchi, poco oltre mezzo milione di lire. A casa mi accorgo che è un'incisione a bulino. Sul bordo c'è la scritta 'Pinto da L. da Vinci, 1857, disegnato e inciso da L. Calamatta". Confronto l'immagine della Gioconda del Louvre e scopro quella smorfia in levogiro a 360º sulla guancia destra che la rende inspiegabilmente diversa da quella della copia in mio possesso. Quel giorno è stata la svolta della mia vita. Nei successivi otto anni, infatti, ho dedicato con Luisa ogni momento libero per scoprire la verità di quell'incisione».
Grazioli diventa uno studioso di Luiga Calamatta, artista di Civitavecchia nato nel 1801 e morto nel 1869. Scopre che l'incisore nel 1829 viene incaricato dal grande pittore francese Domenico Ingres di realizzare una chiostratura a bulino della Gioconda, che sarà presentata ventisei anni dopo, all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1855. Nel 1829 il dipinto di Leonardo non è ancora esposto, ufficialmente non se ne sa nulla. Ma Ingres ottiene per Calamatta che il quadro gli venga affidato per due soli mesi. Lo tirano fuori da qualche deposito segreto e glielo mettono in mano. A quella prima incisione lavorerà per ventisei anni, arrivando al prodotto finale per infinite approssimazioni. Un'opera maledetta perchè, quando il Louvre presenta al mondo Monna Lisa, condanna all'oblio la Gioconda di Ingres, che non 'deve" esistere.
«Mi sono messo idealmente e anche materialmente a girare il mondo - racconta Grazioli - e finora ho rintracciato, o direttamente o indirettamente, l'esistenza di altre sole cinque incisioni come la mia. L'originale è conservato nel caveau di una banca a Civitavecchia, per conto del Centro di documentazione urbanistica sull'assetto del territorio del Comune. Quando gli ho mandato la foto della mia incisione, il dirigente Ugo Gentili mi ha ringraziato 'per l'apporto scientifico allo studio del nostro illustre concittadino". Quel Calamatta fa parte di un fondo di 119 opere che fino al 1944 furono conservate nel Museo Civico, poi distrutto da un bombardamento».
La seconda copia è custodita alla Calcografia Romana, nella sezione dedicata alla galvanoplastica, con diciannove repliche galvaniche di matrici, una delle quali è la Gioconda. «So poi - continua Grazioli - che altri Calamatta sono depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, e una quinta in un museo di Bruxelles. Il Louvre non ce l'ha, non ha mai voluto saperne e, quando due anni fa ho scritto a Parigi per informarli di ciò che possedevo non mi hanno degnato di una risposta».
«A marzo - continua Grazioli - ho inviato una dettagliata relazione sui miei studi e sulle mie ipotesi al Comune di Civitavecchia. Ringrazio oltre a Gentili, l'avvocato Vincenzo Allegrezza e il dirigente dell'archivio storico Enrico Maffei per l'attenzione».