Le radici preistoriche della Val Versa nei graffiti misteriosi di Canevino

CANEVINO. Sono comparsi casualmente e la scoperta è di quelle che potrebbe far riscrivere almeno in parte, la storia della presenza umana in Lombardia dall'età del Bronzo. Si tratta di graffiti rupestri rinvenuti su una roccia all'interno del bosco di Canevino. La notizia conferma le informazioni dell'esistenza di un villaggio preistorico nella zona della Valle Versa.
In Val Tidone già negli anni Novanta il ricercatore Antonio Zucconi aveva rinvenuto un altare sacrificale scolpito nell'arenaria risalente almeno al Neolitico e una grotta sotto la Rocca di Olgisio, integra con materiale che le faceva attribuire funzioni funerarie. Inoltre già in anni precedenti era nota la presenza di popolazioni nell'area della Valle Versa e di Canevino, da dove nasce appunto il torrente Versa per l'esistenza di tracce di altari votivi che però erano attribuiti ad epoche celtiche. Una tradizione di culto che ha caratterizzato il luogo di Canevino da dove si transitava in direzione del mare. Ora il rinvenimento dei graffiti conferma che in questa zona c'era una presenza abitativa che viene paragonata a quella più famosa di Golasecca ma di epoca forse precedente e quindi diventano unici. I graffici incisi sulla roccia stanno a confermare che il luogo aveva una funzione religiosa tutta da scoprire nei dettagli. A sottolineare l'importanza del luogo e delle incisioni rinvenute c'è anche la presenza ai piedi della roccia interessata dai graffiti, di una piccola sorgente perenne, quindi ancora attiva, un connubio che conferma l'importanza del luogo per il rapporto stretto fra la sacralità del sito e la presenza di fonti idriche fondamentali per la sopravvivenza dei popoli. Intanto la notizia del ritrovamento è stata inviata dal Comune di Canevino alla Soprintendenza dei Beni culturali di Milano che ha inviato un proprio esperto per la verifica del ritrovamento. Da qui la decisione della Soprintendenza di procedere alla catalogazione informatizzata della roccia, che sarà inserita nel Cimar, il Catalogo informatizzato per il Monitoraggio dell'Arte rupestre della Soprintendenza. Ora il Comune formalizzerà l'incarico per la catalogazione ad una ditta specializzata negli interventi conservativi.