Il miracolo artistico degli anziani

PAVIA.Villa Flavia (il centro per anziani gestito dalla Cooperativa Attiva) si apre ai giovani e sceglie l'arte come tramite, con una mostra che ha il sapore del miracolo. Si chiama «Arte anziano - Miracolosamente arte», è un progetto (patrocinato dall'assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Pavia) che dura da mesi: 20 artisti pavesi o pavesizzati, 13 «allievi» e 7 «maestri», tre opere ciascuno create apposta per dialogare con gli spazi della Villa e coi suoi abitanti. C'è pittura, scultura, fotografia, performance e videoinstallazione. È arte a scopo terapeutico: i giovani che incontrano gli anziani e parlano del proprio lavoro; gli anziani che fanno da ciceroni (per chi lo desiderasse) alle opere in mostra. È una sfida, e a partecipare sono artisti del calibro di Marco Lodola, Gianni Cella, Giovanna Fra, Gunter Pusch, Daniele Milanesi, Corrado Bonomi, e giovani in erba come Ryan Dooley, Francesco Galbiati, Vera Cannone, Andrea Mori, Carlotta Cattaneo. «Miracolosamente Arte» (che apre i battenti il 21 settembre; per informazioni: tel. 0382/468915) intende, un po'beffardamente, restituire Pavia alla sua dimensione magica. E le consegna le stigmate di città del miracoloso, a dispetto della sua fama di città fredda e razionale. Giacché è forse proprio dall'onda lunga della fantasia e del sogno, che bisognerebbe oggi ripartire per il dibattito sulla questione capitale della «rinascita» innanzitutto culturale (e di seguito economica, urbanistica, etica...). Ripercorrendo perciò una Pavia inedita, aperta alla visionarietà e alla passione, «Miracolosamente Arte» vuole essere un inno alla gioia, alla creatività che irrompe all'improvviso nella vita, svincolando dagli schemi e dalle costrizioni del quotidiano, secondo un principio di liberazione morale ed emotiva. Le opere in mostra, omaggio all'onirico, celano uno stampo autenticamente surrealista (e qui si intende non in quanto appartenente a quel particolare movimento storico-artistico, ma come dimensione e stato d'animo spirituali e culturali). Sono letteralmente miracolose, liriche, magiche ed extravaganti; intrinsecamente aspirano e appartengono alla dimensione del bizzarro, del fantastico, del meraviglioso. Perché arte e miracolo sono parenti, due banditi che vivono fuori dalle leggi dI natura (il miracolo) e della convenienza (l'arte) e perciò hanno vita difficile nelle epoche di scetticismo. Sono banditi dal buon senso, ma anche ricercati, perché la contraddizione è il loro segno. Quando accadono, sono dono sperato e atteso, ma cosi gratuito da superare ogni volta le aspettative di chi ne è il tramite. Sono infatti azioni misteriose, che hanno a che fare con l'uomo (senza il corpo e la sua fisicità non potrebbero accadere) ma in un certo senso vanno oltre, perché fanno pensare a Dio. Non c'è vera arte senza relativo miracolo (dunque scandalo), e in fondo non c'è miracolo senza una vena autenticamente artistica. (c.arg)