«Situazione seria, ma niente cifre»
BRUXELLES. La situazione è seria, condivido l'allarme, ma non abbiamo ancora parlato di cifre. Romano Prodi, al termine del consiglio europeo, non conferma che servono 40-45 miliardi di euro, nei prossimi due anni, per rimettere a posto i conti pubblici. Ma nemmeno smentisce che sia proprio questa, come scritto da alcuni giornali, l'entità della manovra.
Giovedi, appena arrivato a Bruxelles per il vertice Ue, Prodi aveva fatto sapere che, con i giornalisti, avrebbe parlato solo di Europa. E cosi aveva fatto alla fine della prima giornata di lavori, andando fuori tema solo per rispondere a qualche domanda. Ma ieri mattina le anticipazioni sulla consistenza della manovra l'hanno costretto a cambiare programma.
Alle nove, dopo la consueta corsa e una rapida colazione con i diplomatici italiani, deve affrontare le prime domande e si limita a una battuta: «Non si può neanche andare a dormire». Ma la notizia dei 45 miliardi preme sulle decine di cronisti: serve una conferma o una smentita. A metà mattina gli uomini di palazzo Chigi fanno sapere che è annullata la già annunciata conferenza stampa. Qualcuno interpreta la decisione come il desiderio di eludere la questione 'manovra" lasciando la risposta alle comunicazioni ufficiose. Ma poi l'appuntamento viene confermato: decisiva, in questo senso, una telefonata di Tommaso Padoa Schioppa in cui il ministro dell'Economia avrebbe chiesto di chiarire la linea di condotta del governo. Cosi Romano Prodi, alla fine del consiglio, si presenta nella saletta riservata alla delegazione italiana e inizia senza aspettare le domande, pesando con cura le parole.
«Abbiamo un'agenda che va avanti nei prossimi giorni», dice dopo aver sottolineato la serietà dell'allarme sui conti pubblici. «E' un'agenda molto stretta ma non abbiamo ancora parlato di cifre perché stiamo stendendo una strategia generale e quindi la dimensione della manovra e gli aspetti più specifici. Sulle cifre bisogna fare ancora delle verifiche. Ma incroceremo i dati e le avremo, voglio che siano accurate. Nel Dpef usciremo anche con una strategia generale perché, a inizio legislatura, mi sembra doveroso da parte nostra». La priorità, spiega, «è la crescita economica del paese mentre il risanamento è un vincolo. E la crescita», aggiunge, «sarà condizionata da tre ‘e': equilibrio, efficienza, equità». E per illustrare il concetto di equità prende lo spunto da una domanda sulla tassa dei ricchi varata in Germania, quella che colpisce chi guadagna più di 250 mila euro. Arriverà anche in Italia? «In questo campo voglio applicare un concetto di equità perché non posso pensare di governare il paese per cinque anni con una distribuzione del reddito più iniqua di quando ho cominciato, cosi come ha fatto il precedente esecutivo».
Anche senza entrare nei dettagli Prodi illustra sinteticamente le linee generali degli interventi sulla finanza pubblica. «Lo stato dei conti», spiega, «non ci permette di investire nello sviluppo sociale le risorse che avremmo voluto, ma non saranno certamente poche. Si opererà comunque con la maggiore intensità possibile sul lato della riduzione delle spese perché questo dà più stabilità alla manovra».
Terminata la conferenza stampa Prodi e i suoi lasciano rapidamente la sede del consiglio europeo. Alle cinque sono a palazzo Chigi dove arrivano Tommaso Padoa Schioppa (Economia), Antonio Di Pietro (Infrastrutture), Pierluigi Bersani (Sviluppo Economico) e Cesare Damiano (Lavoro). Un vertice di tre ore durante il quale si esamina la situazione dei conti pubblici.