La Franzoni non ricorda perchè soffriva d'ansia

TORINO.Un black out provocato da uno «scompenso ansioso», un corto circuito mentale che ha trasportato Annamaria Franzoni in una specie di brutto sogno di cui non ricorda più nulla: questa è la conclusione dei periti per conto della Corte d'Assise di Torino sulla personalità della donna accusata di avere ucciso, a Cogne, il figlio Samuele. I quattro specialisti interpellati dai giudici non dicono esplicitamente che Anna Maria è l'autrice del delitto, ma, nel gennaio del 2002, potrebbe essere stata travolta da un disturbo chiamato «stato crepuscolare orientato». Significa precipitare in «uno stato simil-onirico» che può durare una manciata di minuti: e quando ci si risveglia si viene colti dall'amnesia «tanto più profonda quanto più profonda è l'alterazione dello stato di coscienza». I periti osservano che «la diagnosi di stato crepuscolare orientato entra spesso in gioco in casi di infanticidio e di neonaticidio», e che «l'azione omicidiaria si è svolta sicuramente in un lasso di tempo molto breve». Ma queste conclusioni valgono «soltanto nell'ipotesi di colpevolezza». L'avvocato difensore, Carlo Taormina, non ci sta: «Non si è mai vista una perizia che prende conclusioni diametralmente opposte a seconda che un imputato sia colpevole o innocente». I periti non hanno incontrato la Franzoni e si sono basati solo sui documenti. La madre di Samuele è descritta come una persona «immatura e dipendente». Aveva crisi acute di ansia «simili agli attacchi di panico», ma non si curava, non prendeva psicofarmaci. Oggi Annamaria deve essere giudicata capace di stare in giudizio e «non pericolosa».