Violenze a due minori, allenatore in aula

PAVIA. Molestie sessuali nei confronti di due delle sue giovani atlete. E' questa l'accusa con la quale un allenatore di basket è stato indagato e per la quale, ieri mattina, si è tenuta una prima udienza preliminare. Davanti al giudice Maria Teresa Gandini, il difensore dell'uomo, che ha quasi cinquant'anni, ha avanzato la richiesta di definire il procedimento con il rito abbreviato. Scelta che garantirà all'indagato uno sconto di pena. Si tornerà in camera di consiglio tra qualche settimana, e in quella sede, verosimilmente, il giudice pronuncerà la sentenza di primo grado.
La vicenda, delicatissima, è stata avvolta da un segreto quasi impenetrabile, tanto che non è stato nemmeno chiarito se i genitori delle parti offese si siano costituiti parte civile o meno. Non pubblichiamo il nome dell'indagato in quanto ciò potrebbe, seppure indirettamente, portare all'identificazione delle minorenni che avrebbero subito la violenza. I fatti per i quali l'allenatore è stato iscritto nel registro degli indagati si sarebbero verificati poco più di un anno fa. L'uomo, all'epoca, aveva la responsabilità di insegnare a ragazzine tra i 14 e i 15 anni i fondamentali della pallacanestro. Ma una delle sue 'allieve", a un certo punto, avrebbe iniziato a manifestare segni di disagio. Dalle sue parole, i genitori risalirono poco a poco a una ricostruzione allarmante. Fu a quel punto che la vicenda approdò sulla scrivania di un'ispettrice dell'Ufficio minori, alla questura di Pavia. E alle parole di una prima ragazzina si sarebbero poi aggiunte quelle di una seconda. Il risultato delle indagini è, almeno per ora, riassunto dal capo d'imputazione. L'articolo 609 quater, relativo ad atti sessuali con minorenne, prevede che «Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609 bis (la violenza sessuale ndr) chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto (...) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato». Si tratta, appunto, del caso relativo all'allenatore, persona alla quale i genitori affidavano le loro figlie minorenni perchè questi si incaricasse della loro educazione in ambito sportivo. Il reato è contestato come continuato e con l'aggravante di avere approfittato «di circostanze di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la pubblica o privata difesa». I particolari della triste vicenda, come detto, sono coperti dal segreto delle indagini preliminari. Pare che gli 'atti sessuali" ai quali fa riferimento il codice siano constistiti, nel caso all'esame del giudice, in palpeggiamenti alle parti intime. Atteggiamento che, da solo, basta ad integrare il reato di violenza sessuale. Ma mai come in questo caso la cronaca è costretta a declinare tutto al condizionale. Davanti al Gup, ieri mattina, l'accusa era rappresentata dal sostituto procuratore Andrea Canepa, mentre l'indagato era assistito da un difensore di fiducia.