Mafioso usava il figlio di 7 anni come scudo

CATANIA. Un bambino di 7 anni è stato gravemente ferito nell'agguato mortale teso al padre, domenica sera, a Paternò, venti chilometri da Catania. Il piccolo Alessio era nel sedile posteriore dell'auto bersaglio dei sicari che hanno ucciso il padre, Giuseppe Salvia, 29 anni, e Roberto Faro, 19, come lui pregiudicato per furti e altri reati. Nella sparatoria Alessio è stato colpito all'addome, al torace e alle gambe. Ora è in condizioni disperate nel reparto Rianimazione dell'ospedale Cannizzaro di Catania. C'è il sospetto che la sua presenza su quella Fiat Uno non sia stata una pura coincidenza.
E' probabile che il padre intendesse usarlo come scudo, per sfuggire a un regolamento dei conti che considerava inevitabile. «Giuseppe sapeva di essere nel mirino - ha detto ieri uno dei fratelli della vittima - si è portato dietro il figlio per evitare che gli sparassero». «Mio fratello era un poco di buono - ha continuato amaro lo zio di Alessio - non aveva voglia di lavorare, di fare il camionista, e frequentava cattive compagnie. Che qualcuno tentasse di ucciderlo prima o poi ce lo aspettavamo. Era un irresponsabile che ha messo a rischio la vita di suo figlio. Quello che è vergognoso - aggiunge il familiare - è che si siano scagliati contro un bambino».
«Mio marito aveva cattive frequentazioni», ha confermato in lacrime la madre di Alessio, Vincenza Ruggia, sentita a lungo dai carabinieri della compagnia di Paternò e del comando provinciale di Catania. Vincenza, 28 anni, casalinga, era sposata da dieci anni con Giuseppe. Due anni fa hanno avuto anche una bambina. Oggi ha potuto vedere il suo Alessio attraverso un vetro protettivo. Agli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Giovanni Falzone, la madre ha raccontato gli ultimi istanti di quella tragica sera: «Domenica, intorno alle 21.30, Giuseppe è uscito, mi ha detto che stava andando a comprare qualcosa da mangiare. Non mi ha detto che aveva un appuntamento». Per gli investigatori invece è uscito proprio per un «chiarimento», e per evitare sorprese ha portato il piccolo con sé. Una precauzione inutile. Ha imbarcato in auto il giovane amico, probabilmente coinvolto in quel giro. In tarda serata la loro Fiat Uno ha imboccato via Sardegna, in una zona isolata alla periferia della città. Ad aspettarli c'erano i sicari, che hanno sparato all'impazzata, con due armi diverse, prima di fuggire. I carabinieri, avvertiti da una telefonata anonima, hanno immediatamente soccorso il bambino, constatando la morte dei due adulti. Lo hanno portato all'ospedale SS. Salvatore, dove gli è stata praticata l'asportazione della milza, ormai compromessa dai colpi. Verificato il suo aggravamento, i medici dell'ospedale cittadini hanno trasferito Alessio al Vittorio Emanuele di Catania, dove è stato sottoposto a un nuovo intervento, per le gravissime lesioni riportate ai polmoni. Ora Alessio è sotto sedativi, in coma farmacologico, e respira mediante ventilazione meccanica indotta da una macchina. Per il primario che lo ha in cura, Carmelo Denaro, è grave, ma il quadro clinico generale resta sotto controllo. (a.g.)